Lo svincolo autostradale di Vazzano, nel Vibonese, è diventato il cuore pulsante della resistenza contro l’ondata eccezionale di rincari che sta mettendo in ginocchio l’economia locale. Mentre altrove le mobilitazioni tendono a rientrare, nel punto nevralgico della viabilità vibonese la protesta si allarga e cambia pelle: non più soltanto una vertenza di categoria legata ai camionisti, ma una vera e propria sollevazione popolare. Nel corso del pomeriggio centinaia di persone sono giunte sul posto con mezzi propri e autobus organizzati per far sentire la propria voce e non lasciare isolati i lavoratori del trasporto merci.
Chiusure simboliche e primi cittadini in prima linea
A fare da cassa di risonanza al disagio delle aree interne è stata la risposta compatta del tessuto economico e istituzionale. Diversi commercianti e piccoli imprenditori hanno compiuto un gesto drastico, decidendo di fermare il lavoro e abbassare le saracinesche per raggiungere il presidio. Una presenza massiccia che ha visto sfilare, fianco a fianco, gli abitanti di centri come Serra San Bruno, Vallelonga, Mongiana, la stessa Vazzano e varie altre località del comprensorio. Non è mancata la partecipazione di alcuni sindaci della zona, intervenuti a supporto delle istanze di una comunità che vede a rischio la propria tenuta sociale ed economica.
Viabilità garantita, ma la contestazione politica s’inasprisce
Al netto dell’alta concentrazione di manifestanti e tir a bordo strada, la mobilitazione ha mantenuto contorni pacifici: i veicoli privati hanno continuato a circolare senza subire blocchi, affrontando soltanto qualche inevitabile e leggero rallentamento. Se sul piano stradale la situazione è rimasta sotto controllo, la tensione politica è invece altissima. Dalla folla sono partiti fischi indirizzati all’esecutivo Meloni, giudicato responsabile di aver fornito risposte insufficienti di fronte all’emergenza carburante.



