Strage di Pizzinni, i docenti di Diritti Umani ricordano Antonio e Bartolo Pesce e lanciano un progetto per le scuole

A 44 anni dall'attentato di Filandari in cui persero la vita due ragazzi di 10 e 14 anni, la rete degli insegnanti propone di trasformare i luoghi dedicati alle vittime in presìdi didattici permanenti, partendo dalla villa comunale di Jonadi

In occasione del quarantaquattresimo anniversario della strage di Pizzinni, avvenuta il 24 ottobre 1982, il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani (Cnddu) ricorda Antonio e Bartolo Pesce, due fratelli di appena 10 e 14 anni, uccisi dall’esplosione di un ordigno collocato dalla criminalità organizzata nei pressi di un’abitazione della piccola frazione di Filandari, nel territorio oggi appartenente alla provincia di Vibo Valentia.

La strage

Quella domenica, un attentato riconducibile ai contrasti tra gruppi criminali locali provocò la morte dei due ragazzi e il ferimento di altre quattro persone, tra cui il padre. Secondo le ricostruzioni investigative, l’ordigno era stato posizionato presso un’abitazione diversa da quella individuata dagli attentatori. Antonio e Bartolo, completamente estranei alle vicende criminali, persero la vita in circostanze che testimoniano le conseguenze della violenza mafiosa sulla popolazione civile.

La ricerca della verità

La ricerca della verità ha attraversato un lungo e complesso percorso giudiziario. Il 5 luglio 2021 è stata resa nota la riapertura delle indagini da parte della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, con ulteriori accertamenti finalizzati alla ricostruzione delle responsabilità. La vicenda richiama l’importanza della conservazione della documentazione storica e della corretta trasmissione dei fatti alle nuove generazioni.

Un significativo riconoscimento pubblico è giunto il 31 agosto 2024, con l’intitolazione ai fratelli Pesce della villa comunale di Jonadi. La scelta di dedicare loro uno spazio collettivo, sottolinea il Cnddu, restituisce simbolicamente alla comunità un luogo di incontro e socialità nel nome di due ragazzi ai quali la violenza criminale impedì di proseguire l’infanzia e l’adolescenza.

Il progetto “Geografie della memoria, laboratori di futuro”

Il Cnddu ritiene necessario che iniziative di questo genere si sviluppino oltre la dimensione commemorativa, con un coinvolgimento stabile delle istituzioni scolastiche. Propone quindi l’avvio del progetto nazionale “Geografie della memoria, laboratori di futuro”, per trasformare i luoghi intitolati alle vittime innocenti delle mafie in presìdi permanenti di ricerca storica e partecipazione civica.

L’iniziativa, da sperimentare inizialmente presso la villa comunale dedicata ad Antonio e Bartolo Pesce, prevederebbe la collaborazione tra scuole, università e amministrazioni locali per realizzare un archivio digitale condiviso, alimentato da documenti verificati, testimonianze autorizzate e approfondimenti elaborati dagli studenti. Il patrimonio raccolto diventerebbe la base per individuare ogni anno un intervento concreto di valorizzazione degli spazi pubblici, proposto dalle scuole e sottoposto alla valutazione degli enti competenti, con l’impegno a rendere pubblici sviluppi e risultati. L’obiettivo è collegare la conoscenza delle vicende storiche alla capacità dei giovani di contribuire, attraverso percorsi istituzionali trasparenti, alla vita delle proprie comunità.

Il valore educativo

Il valore educativo dell’esperienza, spiega il Coordinamento, starebbe nell’affrontare la storia della criminalità organizzata attraverso un lavoro continuativo sulle fonti e sulle conseguenze sociali della violenza, evitando rappresentazioni sensazionalistiche e forme di partecipazione solo simboliche. Gli studenti potrebbero acquisire strumenti di analisi critica e familiarizzare con i processi attraverso cui le istituzioni assumono decisioni e realizzano interventi di interesse collettivo. L’anniversario è per il Cnddu un’occasione per promuovere una collaborazione strutturata tra sistema dell’istruzione e amministrazioni territoriali.

“Ricordare Antonio e Bartolo Pesce significa preservare la storia di due ragazzi ai quali la violenza criminale sottrasse prematuramente la vita, evitando che il trascorrere del tempo ne attenui la presenza nella coscienza collettiva”, conclude la nota. La memoria della loro vicenda, aggiunge, può trovare continuità in un impegno educativo capace di produrre conoscenza, responsabilità e risultati concreti, affinché il ricordo non resti circoscritto alla ricorrenza annuale ma diventi parte stabile della formazione delle nuove generazioni.

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