È fissato per martedì 3 novembre l’interrogatorio di garanzia di Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, attualmente agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta denominata “Ginestra”, scattata all’alba di mercoledì 28 ottobre e culminata con 41 arresti.
Il primo cittadino, indagato per scambio elettorale politico-mafioso, comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari Fabiana Giacchetti, che ha firmato l’ordinanza cautelare. Ad assisterlo sarà il suo avvocato Mauro Mitidieri, che ricopre anche il ruolo di assessore alla Città Trasparente ed Efficiente nella Giunta comunale.
Il giudice che ha disposto i domiciliari
Un particolare non secondario riguarda proprio la figura del magistrato chiamato a condurre l’interrogatorio: sarà lo stesso Gip che ha valutato gli elementi investigativi e disposto la misura cautelare nei confronti del sindaco. Da chiarire che non si tratta di un’anomalia procedurale. L’articolo 294 del codice di procedura penale stabilisce infatti che l’interrogatorio di garanzia venga effettuato dal giudice che ha deciso sull’applicazione della misura.
Sarà dunque la stessa magistrata a verificare, ascoltate le dichiarazioni dell’indagato e valutate le eventuali produzioni difensive, se sussistano ancora le condizioni che hanno giustificato la restrizione della libertà personale.
Che cosa può decidere il Gip
È questo il passaggio più importante dell’appuntamento di martedì. L’interrogatorio non è un processo anticipato e non serve a stabilire la responsabilità penale di Stasi. La sua funzione è verificare la tenuta dei presupposti cautelari, alla luce anche delle eventuali spiegazioni fornite dall’indagato. Stante al clamore che gli organi di informazione in queste ore stanno dando all’appuntamento dell’interrogatorio di garanzia, va chiarito che le possibilità sono sostanzialmente tre: la prima è la conferma della misura. Se il giudice riterrà che permangano i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari individuate nell’ordinanza, potrà lasciare invariati gli arresti domiciliari.
La seconda è la sostituzione o l’attenuazione della misura: se dovesse ritenere ridotte le esigenze cautelari oppure non più proporzionata la misura applicata, il Gip potrebbe disporre una soluzione meno restrittiva, per come previsto dal codice di procedura penale.
La terza possibilità è la revoca degli arresti domiciliari: può intervenire quando vengano meno le condizioni che giustificano la misura, compresi i presupposti relativi alla gravità indiziaria o alle esigenze cautelari. Non basta, dunque, una semplice contestazione delle accuse: occorrono elementi capaci di incidere concretamente sulla valutazione giudiziaria.
La partita si gioca sulle carte
La difesa avrà l’opportunità di sottoporre al giudice le proprie argomentazioni, fornendo chiarimenti e, se ritenuto utile, documenti ed elementi a sostegno della posizione del sindaco.
È soprattutto su questo terreno che si giocherà l’interrogatorio. Per ottenere una revoca immediata, la difesa dovrà mettere il Gip nelle condizioni di riconsiderare i presupposti dell’ordinanza, dimostrando che non sussistono più, o non sono mai sussistiti, i requisiti necessari per mantenere la misura.
Il fatto che a decidere sia lo stesso magistrato che ha emesso il provvedimento non preclude affatto una decisione diversa. Il giudice non è chiamato a difendere la propria ordinanza, ma a verificare nuovamente la legittimità e l’attualità delle esigenze cautelari. Martedì, quindi, non sarà una semplice tappa formale dell’inchiesta Ginestra. Per Flavio Stasi sarà il primo confronto diretto con il giudice dopo l’applicazione degli arresti domiciliari. L’esito potrà incidere immediatamente sulla sua condizione personale, ma non determinerà la conclusione dell’indagine né un giudizio definitivo sulle accuse.



