L’Intelligenza Artificiale (AI) è destinata a trasformare profondamente il modo in viviamo i nostri rapporti sociali figuriamoci i metodi cui progettiamo, costruiamo e viviamo le città. Nei prossimi cinquant’anni, la città potrebbe diventare un organismo intelligente, capace di raccogliere informazioni, anticipare i problemi e adattare i propri servizi alle esigenze dei cittadini.
La città del futuro sarà intelligente: dall’urbanistica alla gestione predittiva, un sistema urbano capace di utilizzare l’AI per comprendere ciò che accade al proprio interno e supportare le decisioni pubbliche.
I sistemi intelligenti potranno contribuire a:
– Gestire il traffico, regolando i semafori in base ai flussi reali e coordinando il trasporto pubblico. E come si è detto in precedenza l’automobile privata perderà centralità. La città sarà organizzata più per pedoni, biciclette e trasporto pubblico che per le automobili.
– Ridurre i consumi energetici, adattando illuminazione, climatizzazione degli edifici e distribuzione dell’energia.
– Prevedere i rischi ambientali, individuando situazioni potenzialmente pericolose legate ad alluvioni, temperature estreme e dissesto del territorio.
– Ottimizzare i servizi pubblici, dalla raccolta dei rifiuti alla manutenzione delle strade.
– Pianificare le trasformazioni urbane, simulando gli effetti di nuovi edifici, parchi, infrastrutture e cambiamenti climatici.
Il risultato potrebbe essere una città meno costosa da gestire, più efficiente e maggiormente capace di rispondere alle necessità dei suoi abitanti.
Immaginiamo una città nella quale ogni quartiere comunichi con un sistema digitale centrale. Gli edifici segnalano i propri consumi, le reti idriche individuano le perdite, i trasporti comunicano la propria posizione e i sensori ambientali registrano la qualità dell’aria.
La pianificazione urbana potrebbe così passare da un approccio prevalentemente reattivo a uno maggiormente preventivo.
Ma una città non è soltanto un insieme di infrastrutture da ottimizzare. È anche memoria, identità, relazioni sociali, conflitti e desideri. Per questo l’intelligenza artificiale dovrà essere uno strumento al servizio del progetto urbano, non il suo unico criterio guida.
Una città amministrata mediante algoritmi dovrà garantire almeno quattro principi:
– Trasparenza: i cittadini devono poter comprendere i criteri delle decisioni che li riguardano.
– Controllo democratico: le scelte urbanistiche fondamentali devono rimanere sottoposte alla responsabilità delle istituzioni e alla partecipazione pubblica.
– Tutela della privacy: la raccolta dei dati non deve trasformarsi in una sorveglianza permanente degli abitanti.
– Equità sociale: l’efficienza tecnologica non deve favorire soltanto i quartieri ricchi, lasciando indietro le periferie e le fasce più fragili.
Una città può essere tecnologicamente avanzata e, nello stesso tempo, socialmente ingiusta. L’intelligenza artificiale non elimina automaticamente le disuguaglianze: può contribuire a ridurle oppure, se utilizzata male, accentuarle.
L’uomo al centro della città intelligente
Questa rivoluzione, tuttavia, pone alcune domande:
– L’efficienza non coincide necessariamente con il benessere. Un sistema può ottimizzare il traffico e dimenticare il piacere di camminare; può aumentare la sicurezza e limitare la libertà individuale; può valorizzare le aree economicamente redditizie e trascurare i quartieri meno privilegiati.
– Per questo l’intelligenza artificiale dovrà essere guidata da una visione urbanistica che riconosca il valore della persona, della natura e della vita collettiva. La sua funzione non sarà quella di sostituire la capacità umana di immaginare la città, ma di ampliarla, offrendo nuove conoscenze e nuove possibilità di intervento.
– Occorre non inseguire i click senza verificare le fonti, la velocità rischia di diventare il peggior nemico delle notizie.
La città intelligente sarà anche una città più umana?
La vera sfida non consiste nel costruire la città più tecnologica del mondo, ma nel realizzare quella che permette alle persone di vivere meglio.
La tecnologia dovrebbe liberare tempo, ridurre gli spostamenti inutili, facilitare l’accesso ai servizi e rendere gli spazi pubblici più accoglienti. Dovrebbe favorire gli incontri, la cultura, il gioco, la creatività e la vita comunitaria.
L’AI potrebbe occuparsi di molte attività ripetitive, lasciando alle persone maggiori opportunità per dedicarsi alle relazioni umane.
Tuttavia, i politici devono stare molto attenti poiché molte di queste rivoluzioni non dipenderanno dalla loro ideologia politica imperante e/o governate, ma saranno il risultato economico, come ad esempio lo è stato lo smartphone.
Quindi, i risultati dipenderanno dalle scelte economiche, sociali e le scelte politiche partitiche potranno solo assecondarle o ritardarle.




