Nella mattinata di oggi, nei territori di Campana, in provincia di Cosenza, e di Prato, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Cosenza, con il supporto, nella fase esecutiva, dei militari del Comando Provinciale di Prato, hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, nei confronti di due persone.
I destinatari del provvedimento sono gravemente indiziati, allo stato degli atti, del delitto di omicidio aggravato dalla premeditazione, dall’impiego di un mezzo insidioso, nonché dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione dell’attività di un’associazione di tipo mafioso.
La ricostruzione dell’agguato
Il provvedimento di fermo è stato adottato all’esito di una complessa attività investigativa avviata in seguito all’omicidio di Francesco Madera, allevatore di Campana. La vittima era stata rinvenuta priva di vita in località Vaccarizzo, all’interno del proprio fondo agricolo. Gli accertamenti eseguiti avevano consentito di rilevare che l’uomo era stato dapprima attinto all’addome da un colpo di arma da fuoco e, successivamente, colpito al cranio mediante oggetti contundenti, riportando lesioni che ne avevano determinato il decesso.
Indagini
Le investigazioni, sviluppate anche attraverso l’acquisizione di dichiarazioni autoaccusatorie ed eteroaccusatorie rese da un collaboratore di giustizia, hanno consentito di delineare, nei confronti dei due indagati, un quadro gravemente indiziario in ordine alla loro partecipazione alla realizzazione dell’omicidio. Secondo l’impostazione accusatoria recepita nel provvedimento di fermo, uno degli indagati avrebbe svolto il ruolo di mandante, mentre l’altro avrebbe agito quale esecutore materiale del delitto.
Il proposito vendicativo
Sulla base degli elementi sino a questo momento acquisiti, il movente dell’omicidio sarebbe riconducibile a una finalità di vendetta. Francesco Madera era stato in precedenza condannato per l’omicidio del fratello di uno degli indagati e aveva integralmente espiato la relativa pena. Tale vicenda avrebbe determinato l’insorgere di un proposito vendicativo, successivamente concretizzatosi nell’omicidio, commesso a distanza di circa dieci anni.
Le attività investigative avrebbero inoltre evidenziato il coinvolgimento di esponenti della criminalità organizzata operante nell’area di Cassano allo Ionio, ai quali sarebbe stato affidato il compito di individuare l’esecutore materiale e una persona in grado di conquistare la fiducia della vittima e di attirarla nel luogo predisposto per l’agguato.
Secondo la ricostruzione investigativa, il coinvolgimento della consorteria mafiosa avrebbe avuto la funzione di assicurare la realizzazione del progetto omicidiario e, al contempo, di rafforzare il prestigio criminale, la capacità di intimidazione e il controllo esercitato dall’organizzazione sul territorio.



