Asp di Vibo sotto accusa, bloccati 5 milioni per i Lea nonostante l’ok della Regione. Servizi non acquistati e fondi a rischio restituzione

L’Azienda sanitaria provinciale non ha ancora avviato le procedure operative. Famiglie, anziani e pazienti cronici continuano a pagare prestazioni che dovrebbero essere garantite dal servizio pubblico

C’è un danno che non produce crolli né sirene, ma scava nella vita quotidiana delle persone: è quello causato dall’inerzia amministrativa. È su questo punto che il Comitato Caregiver Don Mottola Medical Center di Drapia punta il dito contro l’Asp di Vibo Valentia, accusata di non aver trasformato in servizi concreti risorse già riconosciute e assegnate dalla Regione Calabria. Secondo quanto riportato nel comunicato, la battaglia civile per il riconoscimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) carenti nel Vibonese ha prodotto risultati chiari a livello regionale, ma si è “infranta contro un muro di silenzio e immobilismo a livello locale”.

La Regione, infatti, con “atti commissariali chiari e vincolanti”, ha riconosciuto il fabbisogno del territorio in assistenza territoriale, riabilitazione estensiva, Rsa medicalizzate e centri diurni, aumentando il tetto di spesa dell’Asp di circa cinque milioni di euro per il biennio 2025–2026. Risorse destinate ad acquistare Lea “attraverso strutture già accreditate e immediatamente operative”. Eppure, denuncia il Comitato, “a distanza di mesi, nulla si muove”.

La Regione, infatti, con “atti commissariali chiari e vincolanti”, ha riconosciuto il fabbisogno del territorio in assistenza territoriale, riabilitazione estensiva, Rsa medicalizzate e centri diurni, aumentando il tetto di spesa dell’Asp di circa cinque milioni di euro per il biennio 2025–2026. Risorse destinate ad acquistare Lea “attraverso strutture già accreditate e immediatamente operative”. Eppure, denuncia il Comitato, “a distanza di mesi, nulla si muove”.

Commissari Asp sott’accusa

Il bersaglio diretto della denuncia è la Commissione Straordinaria che guida l’Asp di Vibo Valentia, nominata proprio per ristabilire legalità ed efficienza. Secondo il comunicato, l’organismo avrebbe scelto “la strada dell’inerzia”. In concreto, non sarebbero stati compiuti tre passaggi fondamentali: nessun adeguamento della programmazione territoriale; nessun avvio delle procedure di contrattualizzazione; nessuna trasformazione delle risorse in prestazioni sanitarie reali. Il punto più grave, sottolinea il Comitato, è che questa paralisi “non nasce da una mancanza di fondi, ma dalla loro mancata utilizzazione”. Il risultato è un paradosso che pesa sui cittadini: “I fondi ci sono, i bisogni sono certificati, le strutture accreditate esistono, ma i servizi non vengono acquistati”.

La sanità pagata due volte

In questo vuoto decisionale, le conseguenze ricadono direttamente sulle famiglie. Persone fragili, anziani non autosufficienti, disabili e pazienti cronici continuano a pagare di tasca propria prestazioni che, formalmente, dovrebbero essere garantite dal Servizio Sanitario Regionale. Il Comitato parla senza mezzi termini di una “tassazione occulta sulla malattia”, che colpisce “chi ha meno voce e meno alternative”. Lo Stato ha deciso di coprire quei servizi, ma l’Asp non li acquista, lasciando i cittadini soli davanti ai costi della cura.

Un buco da 1,5 milioni

Oltre al danno sociale, c’è quello economico. Il comunicato lancia un allarme preciso: se la situazione non cambia, alla fine del 2026 circa 1,5 milioni di euro dei cinque milioni assegnati non saranno stati utilizzati. Significa che “il 30% delle risorse attribuite non spese, non trasformate in servizi, non tradotte in diritti torneranno indietro”. Fondi persi “per incapacità di governance”, mentre il territorio continuerà a essere privo dei Lea carenti e i cittadini a pagare di tasca propria.

Il silenzio dei sindaci

Nel mirino finisce anche la Conferenza dei Sindaci, che per legge rappresenta la comunità locale nella governance sanitaria. Secondo il Comitato, il suo silenzio è assordante e “pesa come una rinuncia al ruolo politico e istituzionale di tutela della salute pubblica”. Non risultano, infatti, “né prese di posizione, né iniziative pubbliche, né richieste formali di chiarimenti o accelerazioni”. Un atteggiamento che fa sorgere una domanda inquietante: la sanità territoriale non è più una priorità o l’inerzia è diventata una prassi accettabile?

Il ruolo della prefetta

Interrogativi analoghi vengono sollevati sulla posizione dell’Ufficio della prefetta, cui spetta una funzione di vigilanza e coordinamento sull’operato della Commissione Straordinaria. Quando un organismo nominato per garantire legalità e buon andamento produce una “paralisi che genera danni sociali, economici e sanitari”, avverte il Comitato, “il silenzio dell’autorità sovraordinata rischia di trasformarsi in una corresponsabilità istituzionale”.

Diritti costituzionali in gioco

Il Comitato tiene a chiarire che non si tratta di una battaglia di parte: “questa non è una polemica politica, né una rivendicazione di parte. È una denuncia civile”. In gioco non ci sono equilibri burocratici, ma diritti costituzionali. “Ogni giorno di ritardo nella contrattualizzazione è un giorno in cui i Lea restano sulla carta, i cittadini pagano due volte e il Servizio Sanitario perde credibilità”. La Regione Calabria, ricorda il comunicato, “ha fatto la sua parte, riconoscendo il fabbisogno e assegnando le risorse”. Ora la domanda resta aperta e bruciante: “chi risponde del fatto che quei fondi non diventano servizi? Chi risponde del tempo perso, delle famiglie lasciate sole, delle prestazioni negate per inerzia?”.

Perché, conclude il Comitato, “la sanità non muore solo per mancanza di risorse. Muore anche – e  soprattutto – per mancanza di responsabilità”. E Vibo Valentia, oggi, non può permettersi né l’una né l’altra.

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