Una passione per il cinema che affonda le radici nell’infanzia. Da bambina preferiva guardare film piuttosto che trascorrere il tempo in giro con le amiche. Oggi quella passione ha preso forma concreta nel cortometraggio Ballafia, opera prima di Marcella Virginia Stagno, che su questo lavoro discuterà probabilmente la sua tesi di laurea in primavera. Un sogno che inizia a realizzarsi per la giovane laureanda dell’Accademia NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano, che ha pensato, ideato, diretto e prodotto il corto, segnando l’inizio del suo percorso nel linguaggio cinematografico.
San Calogero diventa set
Per quasi una settimana di riprese, da martedì 6 a sabato 10 gennaio, San Calogero si è trasformata nella scenografia naturale della storia che la regista ha voluto raccontare. Un atto di coraggio e di forte legame con le proprie radici, sostenuto anche dai genitori, Alfonsino e Laura, che hanno voluto regalarle questo sogno, seguendo l’idea che “noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, come scrive Shakespeare ne La tempesta.
Una troupe giovane che unisce l’Italia
La realizzazione di Ballafia ha richiesto uno sforzo organizzativo notevole. Marcella Virginia Stagno ha mobilitato l’intera comunità di San Calogero e coinvolto uno staff tecnico di circa venti giovani professionisti – aiuto regia, direttore della fotografia, scenografi e tecnici – provenienti da tutta Italia: Milano, Trento, Napoli, San Calogero e Tropea. Una troupe ospitata per una settimana che ha scoperto questa parte della Calabria attraverso il cinema, sperimentando l’energia che nasce dal creare insieme, dal condividere emozioni e dal generare nuovi linguaggi estetici.
Il rito del malocchio e il disagio giovanile
In Ballafia l’obiettivo è puntato sul rito apotropaico del malocchio, tipico della tradizione popolare. Un fenomeno antropologico sospeso tra sacro e profano, tra malattia e terapia, tra credenze e simboli, ma riletto con uno sguardo contemporaneo, concentrato sulla condizione dei giovani e sui crescenti disagi depressivi. La regista ha voluto raccontare la sua terra partendo proprio da questo rito ancestrale, collegandolo ai disagi psichici che spesso si manifestano anche sul piano fisico, come analizzato da studiosi quali Ernesto De Martino, in particolare nel volume La terra del rimorso.
Identità, tradizioni e catarsi
La risposta al malessere giovanile, suggerisce il film, passa dal recupero delle proprie origini e dell’identità dei luoghi. Emozioni autentiche e catartiche che riaffiorano nelle feste di paese, simboleggiate dal ballo dei giganti, tradizione diffusa in molte località calabresi. Mata e Grifone, figure simboliche dell’incontro tra mori e cristiani, rappresentano una fusione di anime scandita dal ritmo dei tamburi, così come il cinema unisce linguaggi, culture e sensibilità. Il titolo stesso, Ballafia, termine dialettale che significa “divertimento, baldoria”, è un ossimoro: una festa che diventa strumento per esorcizzare il dramma interiore della protagonista.
La storia di Clara
“La storia ruota attorno a Clara, una ragazza depressa poco più che ventenne – spiega la regista – che, su consiglio della madre, si affida a una donna anziana capace di praticare riti contro il malocchio. L’incontro l’aiuterà a entrare in contatto con sé stessa, ma non la libera del tutto”. Clara attraversa infatti una fase maniacale del suo disturbo e il corto si chiude con una frase volutamente ambigua: “a vita è bella a viviri”. Una conclusione aperta che lascia allo spettatore la domanda finale: rinascita o soccombenza alla malattia?
Cast artistico e location
Il cortometraggio vede la partecipazione degli attori Teresa Sorace, Nuccia Monteleone, Antonella Barletta e Luigi Prestia. La fotografia è affidata a Giuseppe Spitali, l’aiuto regia a Michele Quattrocolo, la direzione di produzione a Francesca Marra, le scenografie a Lorena Anton e Arianna Guardino. La protagonista è stata selezionata attraverso la scuola di recitazione SRC di Cittanova. Alcuni interpreti provengono da compagnie teatrali locali, mentre diverse scene sono state girate in abitazioni del luogo, in una casa antica e in un magazzino trasformato in chiesa grazie al lavoro scenografico. Alcune riprese si sono svolte anche sulla terrazza dell’Hotel Terrazzo sul Mare di Tropea.
Verso la tesi di laurea
“Sono molto contenta del risultato – conclude Marcella Virginia Stagno –. Nelle prossime settimane inizierà il montaggio e spero che il corto sia pronto per marzo-aprile. Rappresenterà il lavoro della mia tesi di laurea all’Accademia. Ho voluto raccontare la mia terra, anche attraverso letture e studi che fanno riferimento ad antropologi come Ernesto De Martino e Luigi Lombardi Satriani”. Un primo passo, dunque, che nasce in Calabria e guarda al cinema come strumento di racconto, identità e riflessione profonda.


