Blitz antimafia nel Vibonese, omicidi e lupara bianca raccontati dai pentiti (video)

Due distinte attività investigative condotte da Carabinieri e Polizia di Stato hanno permesso di fare scattare le misure cautelari

Nella mattinata odierna, 6 maggio 2024, la Polizia di Stato e i Carabinieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 14 soggetti sulla base della ritenuta sussistenza, di gravi indizi in ordine ai delitti, a vario titolo ipotizzati, nei loro confronti, rispettivamente di associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio e tentato omicidio, estorsione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e altri delitti i quali per la maggior parte sono aggravati dal metodo mafioso (art. 416 bis. n.1 c.p.), ed altri gravi reati.

L’attività è condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Calabria, dalla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato di Catanzaro e dalle Squadre Mobili delle Questure di Vibo Valentia e Catanzaro, supportati, in fase esecutiva, da personale della S.I.S.C.O. di Milano, Roma e L’Aquila, di diversi equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine, di unità cinofile della Questura di Vibo Valentia, del V Reparto Volo della Polizia di Stato.

L’attività è condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Calabria, dalla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato di Catanzaro e dalle Squadre Mobili delle Questure di Vibo Valentia e Catanzaro, supportati, in fase esecutiva, da personale della S.I.S.C.O. di Milano, Roma e L’Aquila, di diversi equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine, di unità cinofile della Questura di Vibo Valentia, del V Reparto Volo della Polizia di Stato.

La guerra tra cosche

La misura cautelare scaturisce da due distinte attività investigative, condotte, rispettivamente, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, poi riunite in un’unica indagine per la concordanza di risultanze in ordine al contesto criminale di riferimento e riguarda, oltre che alcune vicende estorsive, un caso di lupara bianca risalente all’anno 2008 e tre omicidi commessi a cavallo tra il 2010 e il 2013, negli anni della cruenta guerra di ‘drangheta che ha visto contrapposti, da un lato, i clan Mancuso e Patania e dall’altro, le cosche alleate dei Tripodi e dei Piscopisani.

L’attività di indagine si è sviluppata mediante l’analisi e la messa a sistema delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia rese nel tempo, confrontate con le evidenze investigative emerse in pregresse vicende giudiziarie relative all’operatività, nelle zone marine della città di Vibo Valentia, di un’organizzazione criminale di tipo ‘ndranghetistico, con la ricostruzione dei ruoli dei presunti associati, nonché i vari ambiti di operatività e le plurime attività illecite ed in particolare la gestione delle attività estorsive commesse in danno ad imprenditori nel periodo compreso nella prima decade degli anni 2000.

Attraverso le plurime fonti investigative (intercettazione, analisi dei tabulati telefonici e del traffico delle celle, servizi di osservazione sul territorio, fonti dichiarative), è stata ricostruita a livello indiziario e cautelare (il procedimento pende nella fase delle indagini preliminari e necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa), la dinamica e la causale dei predetti omicidi.

La scomparsa di Massimo Stanganello

In particolare, relativamente alla scomparsa per lupara bianca di Massimo Stanganello, avvenuto nel 2008 è stato ricostruito il movente, maturato nel contesto della consorteria di ‘ndrangheta dei Piscopisani, e sono stati interessati dalla misura cautelare i presunti esecutori materiali. 

Nell’ambito della indagine sono state ricostruite tre vicende omicidiarie maturate nell’ambito dei contrasti tra i c.d. Piscopisani e i Tripodi e l’articolazione di ‘ndrangheta riconducibile a Pantaleone Mancuso cl. 61, alias “Scarpuni”, con riferimento al controllo criminale dell’area di Vibo Marina.

In particolare, è stata ricostruita, sul piano indiziario, la causale, con riguardo all’omicidio di Michele Palumbo, vittima di un agguato compiuto sotto casa alle porte di Vibo Marina nel 2010, in quanto ritenuto il riferimento di Pantaleone Mancuso cl. 61 alias “Sacrupini” e, quindi, un freno alle mire espansionistiche del gruppo criminale dei c.d. Piscopio e dei Tripodi, e con riguardo all’omicidio di Mario Longo, assassinato a Portosalvo (frazione di Vibo) nel 2012, inquanto considerato dal gruppo criminale dei c.d. Piscopisani, un informatore dei Patania e un confidente delle Forze dell’Ordine.

L’omicidio di Davide Fortuna

Infine, con riguardo all’omicidio di Davide Fortuna, ritenuto organico agli stessi Piscopisani, ucciso in spiaggia nel luglio del 2012 davanti ai bagnanti, e per il quali erano già stati individuati gli autori materiali, da un gruppo di fuoco assoldato dal clan Patania di Stefanaconi, sono attinti dalla misura eseguita in data odierna, i presunti mandanti e organizzatori riconducibili al Patania di Stefanaconi e al clan riferibile a Mancuso Pantaleone cl. 61 alias “Scarpuni”. Il procedimento per le fattispecie di reato ipotizzate è attualmente nella fase delle indagini preliminari.

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