Caporalato, Uil e Uila: dalla Calabria proposte concrete per rafforzare controlli, legalità e lavoro regolare

Dopo i fatti di Amendolara e la riunione della Commissione parlamentare d’inchiesta, i sindacati accolgono con favore l’attenzione istituzionale sul tema e rilanciano una proposta di riforma della legge regionale

La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, presieduta dall’onorevole Chiara Gribaudo, ha avviato un approfondimento sulla realtà calabrese a seguito dei recenti fatti di Amendolara. Mariaelena Senese, segretaria generale Uil Calabria, e Pasquale Barbalaco, segretario regionale Uila, hanno espresso soddisfazione per questo intervento dichiarando che “siamo lieti che la Commissione parlamentare contro il caporalato abbia deciso di approfondire e conoscere da vicino la drammatica realtà calabrese dopo i fatti di Amendolara” e definendo l’iniziativa come “un importante riconoscimento istituzionale di un tema che da anni denunciamo e affrontiamo direttamente sul territorio”.

Nel corso dell’audizione che ha visto coinvolto lo stesso Barbalaco, i vertici sindacali hanno rinnovato la propria disponibilità a discutere l’introduzione di misure restrittive e protettive, sottolineando di essere “arrivati al confronto in quella sede portando non la semplice denuncia, bensì una serie di proposte concrete e misure applicabili che, sulla base di una lunga esperienza, riteniamo possano consentire di raggiungere risultati importanti nella lotta al caporalato”.

La riforma della legge regionale e gli emendamenti proposti

Il fulcro della proposta sindacale punta a una “profonda modifica dell’articolo 37 della legge regionale 9/2018”, con l’obiettivo di “trasformarlo nel fulcro di una disciplina territoriale più moderna ed efficace, capace di agire contemporaneamente sul terreno della prevenzione, dei controlli, della legalità e del sostegno al lavoro regolare”. Il documento presentato “si articola in due ampi blocchi di interventi volti a sanare le criticità del settore agricolo e del mercato occupazionale: il primo blocco di interventi mira a risolvere le fragilità burocratiche e sociali che alimentano il circuito dell’illegalità, ponendo particolare attenzione al vuoto normativo che si genera alla scadenza dei permessi di soggiorno e che espone i lavoratori migranti al sistema del caporalato”.

La proposta prevede un “collegamento stabile con la Rete del lavoro agricolo di qualità, l’attivazione di campagne permanenti di informazione e sensibilizzazione, il monitoraggio costante dei fabbisogni di manodopera e dei flussi di braccianti, nonché la stipula di protocolli operativi condivisi con Prefetture, Forze dell’Ordine, Aziende sanitarie ed enti locali”. A queste misure si aggiungono “interventi specifici di mediazione culturale, programmi di formazione linguistica e corsi sui diritti dei lavoratori, oltre ad azioni concrete di sostegno e tutela per le cooperative di braccianti e per tutte le aziende che scelgono di assumere la manodopera con regolare contratto d’impiego”.

Digitalizzazione e trasparenza

Il “secondo blocco strategico punta invece sulla digitalizzazione e sulla trasparenza del mercato del lavoro attraverso l’attivazione di una piattaforma regionale di condivisione dei dati in possesso del sistema bilaterale in agricoltura”. Questo strumento tecnologico consentirebbe un “confronto diretto tra il contesto datoriale e quello sindacale, fornendo una mappatura reale e aggiornata dei fabbisogni di manodopera del territorio e della relativa disponibilità di lavoratori. Il sistema favorirebbe, per il tramite dei Centri per l’Impiego territoriali, il corretto matching tra domanda e offerta di prestazioni lavorative, sottraendo in modo definitivo al controllo della criminalità organizzata la gestione dell’incrocio tra le esigenze delle imprese agricole e quelle dei braccianti”.

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