Sottosegretari da 14 mila euro al mese, Bruno: decideranno i calabresi con il referendum sullo Statuto. La Corte d’Appello restituisce la parola ai cittadini

Il capogruppo di Tridico Presidente in Consiglio regionale esprime soddisfazione per il via libera alla consultazione popolare contro l'istituzione delle nuove figure. Bocciata la linea della maggioranza

“Hanno vinto i calabresi. Ha vinto il diritto dei cittadini a decidere. È una giornata importante per la democrazia e per il rispetto delle regole”. Lo afferma il capogruppo di Tridico Presidente in Consiglio regionale, Enzo Bruno, commentando la decisione dell’Ufficio centrale regionale per il referendum, istituito presso la Corte d’Appello di Catanzaro, che ha dichiarato ammissibile la richiesta di referendum popolare sulla modifica dello Statuto regionale che introduce i sottosegretari alla Presidenza della Giunta.

“La Corte d’Appello – prosegue Bruno – ha dato ragione ai consiglieri regionali di minoranza, smentendo chi aveva tentato di impedire ai calabresi di pronunciarsi su una scelta che riguarda direttamente l’organizzazione della Regione e l’utilizzo delle risorse pubbliche. Il presidente Occhiuto e la sua maggioranza avevano forzato la mano, provando a sottrarre ai cittadini uno strumento fondamentale di partecipazione democratica. Oggi quella linea è stata bocciata”.

Per il capogruppo di Tridico Presidente “non si tratta soltanto di una questione giuridica, ma di un principio politico e istituzionale. Quando si modifica lo Statuto della Regione per introdurre nuove figure politiche, con un costo che può arrivare a circa 14 mila euro al mese per ciascun sottosegretario, è giusto che siano i cittadini a potersi esprimere. È esattamente ciò che abbiamo sostenuto fin dal primo giorno e che oggi è riconosciuto dall’Ufficio centrale regionale per il referendum”.

Bruno ricorda come i consiglieri di opposizione abbiano deciso di impugnare il rigetto della richiesta referendaria “per difendere un diritto dei calabresi, non una bandiera di parte. Oggi possiamo dire che quella scelta è stata giusta. La democrazia non può essere compressa quando fa comodo alla maggioranza”.

“Adesso – conclude – non ci sono più scorciatoie. L’iter previsto dalla legge dovrà proseguire e gli uffici competenti saranno chiamati a indire il referendum. Saranno i calabresi, con il loro voto, a decidere se è giusto modificare lo Statuto regionale per istituire nuove figure politiche. La parola torna finalmente ai cittadini, ed è lì che doveva restare fin dall’inizio”.

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