Si sono concluse nella notte tra il 5 e il 6 giugno le operazioni di sbarco dei 47 migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale dalla nave umanitaria Louise Michel. L’imbarcazione dell’Ong, giunta nel porto calabrese intorno alle 22:30, ha terminato le procedure di attracco e discesa oltre la mezzanotte. A bordo 24 uomini, 13 donne e 10 minori, di cui otto non accompagnati. I profughi, provenienti prevalentemente dall’Africa subsahariana (in particolare Nigeria e Mali), sono stati presi in carico dal personale dell’Ufficio vulnerabilità dell’Asp di Crotone e dai volontari della Croce Rossa Italiana. Due donne incinte trasferite in ospedale per accertamenti. Le procedure, coordinate dalla Prefettura di Crotone con il supporto di Capitaneria di porto e Ufficio immigrazione della Questura, si sono concluse con il trasferimento del gruppo al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto.
L’intervento di soccorso è avvenuto il 4 giugno, quando l’equipaggio della Louise Michel ha raccolto un Mayday Relay di un velivolo Frontex relativo a un gommone sovraffollato e in difficoltà nella zona di competenza libica. I soccorritori hanno inoltre segnalato di aver ricevuto un alert per altre due imbarcazioni nelle vicinanze, intercettate però dalle forze libiche. Sul posto l’Ong ha rinvenuto esclusivamente i resti di un gommone vuoto. Dopo il soccorso alla MV Louise Michel – ex imbarcazione della Marina francese, finanziata e decorata dallo street artist Banksy – assegnato prima il porto di Taranto per effettuare lo sbarco.
“Persecuzione a sfondo politico”
Il dirottamento su Crotone è avvenuto solo in un secondo momento per carenza di carburante e acqua dolce a bordo. In un comunicato diffuso sui social l’Ong ha criticato le direttive del ministero dell’Interno riguardo ai porti sicuri: “Crotone è comunque ancora molto più lontano del porto sicuro più vicino. Si tratta di una persecuzione a sfondo politico ai danni dei sopravvissuti di uno dei confini più letali al mondo. La sicurezza è un diritto umano”. (Ansa)



