Crisi della plastica, Rifondazione Comunista Calabria: fallito il sistema dei consorzi privati

Il responsabile Ambiente del PRC Calabria Gregorio Greco denuncia il blocco della filiera del riciclo e propone stop al monouso, "Ritiro Uno contro Uno" e gestione pubblica dei rifiuti

“La gravissima crisi che in questi giorni sta colpendo la filiera nazionale del riciclo, con la sospensione del ritiro degli imballaggi in plastica in numerosi comuni della Puglia, come Brindisi e Galatina, e della Sicilia, è il segnale definitivo del fallimento di un modello economico”. A sostenerlo è Gregorio Greco, responsabile Ambiente del Partito della Rifondazione Comunista Calabria, che interviene sulla crisi della raccolta della plastica e punta il dito contro quello che definisce “il fallimento del sistema dei consorzi privati”.

“Quello che i sindaci presentano ipocritamente come un ‘disservizio temporaneo’ – afferma Greco – è il collasso strutturale di un sistema fondato sul profitto. Dobbiamo dire chiaramente come stanno le cose: nelle piattaforme private di stoccaggio e selezione i materiali si accumulano e non vengono più ritirati perché i consorzi di filiera, a partire da COREPLA, hanno chiuso i rubinetti del ritiro”.

Secondo Rifondazione Comunista Calabria, alla base della crisi ci sarebbe una ragione economica: “Alle aziende sul mercato conviene utilizzare la plastica nuova (vergine) piuttosto che quella riciclata, perché la prima costa molto di meno. Di conseguenza – prosegue Greco – la plastica riciclata non ha più sbocchi commerciali, il consorzio privato blocca i ritiri e scarica l’emergenza sui Comuni e sui cittadini che pure differenziano con cura”.

“Il mito del riciclo perfetto è greenwashing”

Nel comunicato, il Dipartimento Politiche Ambientali e Beni Comuni del PRC Calabria contesta anche l’idea di un riciclo totale della plastica. “Dobbiamo smascherare il mito del “riciclo perfetto al 100%”, che è solo una gigantesca operazione di greenwashing”. Secondo Rifondazione, anche quando la raccolta differenziata viene effettuata correttamente, “una quantità enorme di imballaggi finisce direttamente nei termovalorizzatori e negli inceneritori. Questo accade – si legge nella nota – perché i materiali sporchi, i frammenti non selezionabili o le plastiche accoppiate non hanno alcun valore commerciale per i consorzi di filiera”. Il PRC Calabria aggiunge inoltre che “la plastica non è un materiale eterno: dopo appena tre cicli di recupero, il polimero si degrada irreversibilmente, si rovina e perde le sue proprietà chimiche, trasformandosi in un rifiuto inutilizzabile che finisce inevitabilmente bruciato o interrato”.

“Preoccupazione anche per la Calabria dopo i roghi negli impianti”

Rifondazione Comunista Calabria esprime poi “forte preoccupazione per le ripercussioni che questa paralisi sta già avendo a macchia d’olio su tutto il Sud Italia, Calabria compresa. Il mito del ‘riciclo perfetto’ è crollato sotto il peso di magazzini stracolmi”, afferma il partito, che richiama anche la sequenza di incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti. A pensar male si fa peccato, ma la spaventosa e ‘strana’ sequenza di oltre 27 roghi avvenuti nei fine settimana presso le piattaforme di stoccaggio e trattamento dei rifiuti in tutta Italia – l’ultimo dei quali ha colpito proprio la Calabria a Palmi il 9 luglio, unito ai casi di Vicopisano e Francavilla Fontana – solleva interrogativi inquietanti”.

Secondo Greco, “quando i consorzi come COREPLA non ritirano perché la plastica riciclata è fuori mercato, i capannoni delle piattaforme private si saturano; i rifiuti accumulati diventano un costo insostenibile e le fiamme della domenica non possono diventare l’ammortizzatore economico e ambientale di una gestione opaca”. Da qui la richiesta di “controlli serrati e della totale pubblicizzazione della gestione della filiera dei rifiuti”.

Le proposte: “Ritiro Uno contro Uno” e stop al monouso

Per Rifondazione Comunista Calabria la soluzione non passa da nuove discariche o dall’aumento del ricorso ai termovalorizzatori, ma dalla riduzione alla fonte della produzione dei rifiuti. Tra le proposte avanzate c’è l’introduzione del “Ritiro Uno contro Uno”, ovvero il vuoto a rendere con cauzione. “Per azzerare l’emergenza immediata – spiega Greco – dobbiamo incentivare il ritiro obbligatorio prendendo esempio da modelli europei avanzati”.

Il riferimento è alla Germania, dove “grazie al sistema del vuoto a rendere cauzionato (Pfand), per strada non si vede una sola bottiglia di plastica. Ogni cittadino – prosegue – ha un incentivo economico diretto a riportare l’imballaggio nei supermercati, dove appositi macchinari lo ritirano emettendo un buono spesa”. La richiesta è quella di “una legge nazionale che estenda questo principio a tutte le grandi catene di distribuzione: chi immette e vende la plastica deve avere l’obbligo di ritirarla, togliendo questo immenso peso economico dai bilanci dei Comuni e dalle tasche dei cittadini”.

Riconversione industriale ed ecotasse

Secondo Rifondazione, il secondo intervento necessario riguarda la riconversione industriale. “Il passo successivo deve essere l’eliminazione totale della plastica usa e getta dalla produzione”. La proposta è quella di “finanziare la transizione delle aziende verso la produzione esclusiva di contenitori biodegradabili e compostabili, o l’uso di materiali realmente riciclabili all’infinito come il vetro e l’alluminio”. Infine, il PRC Calabria propone una tariffazione puntuale e nuove ecotasse. “Chi produce imballaggi non riciclabili o non biodegradabili deve pagare tasse penalizzanti per azzerare il vantaggio economico della plastica vergine, mentre vanno incentivati i negozi alla spina e i sistemi di distribuzione locale a filiera corta”.

“La gestione dei rifiuti non può essere lasciata al mercato”

La conclusione del responsabile Ambiente del PRC Calabria è un appello alla mobilitazione. “La Terra non è una merce e la gestione dei rifiuti non può essere lasciata alle regole speculative del libero mercato e dei consorzi privati”. Rifondazione Comunista Calabria chiama quindi “alla mobilitazione i movimenti ambientalisti, i sindacati e i cittadini per pretendere una gestione totalmente pubblica, trasparente e orientata alla reale riduzione dei rifiuti, per il bene della nostra salute e del nostro territorio”.

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