Crisi demografica, Calabria maglia nera: in dieci anni perde il 18% dei giovani

Secondo un'analisi della CGIA su dati Istat, è la regione italiana che ha registrato il maggiore calo della popolazione tra i 15 e i 34 anni nell'ultimo decennio, con quasi 85 mila giovani in meno

Negli ultimi 10 anni i giovani italiani tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di quasi 550 mila unità, effetto diretto della crisi demografica che mette a rischio, tra le altre cose, anche la tenuta del sistema occupazionale nazionale. Entro il 2029, infatti, oltre 3 milioni di persone usciranno dal mercato del lavoro per raggiunti limiti d’età e/o di anzianità contributiva.

Gli immigrati non colmeranno i vuoti

La Cgil si chiede chi sostituirà questi lavoratori. Tra il 2025 e il 2029, secondo le previsioni di Unioncamere-Anpal, quasi 3 milioni di italiani lasceranno fabbriche e uffici. Si tratta per lo più di baby boomer che andranno in pensione e per gli imprenditori, specie quelli lombardi che “subiranno” una incidenza delle uscite dei dipendenti privati sul totale del 64,6% (gli emiliano-romagnoli con il 58,6 e i veneti con il 56,5), trovare personale è una missione quasi impossibile. Di questi 3 milioni di addetti, poco più di 1,6 milioni sono dipendenti del settore privato, 768.200 dipendenti pubblici e 665.500 lavoratori autonomi. Chi sostiene che gli immigrati possano, nel tempo, colmare i vuoti occupazionali che si creeranno nel nostro Paese, per la Cgia si sbaglia clamorosamente.

Tuttavia, nel breve periodo, l’ingresso di nuovi extracomunitari può rappresentare uno strumento per affrontare questa sfida, a condizione di riuscire a preparare adeguatamente le persone nei Paesi di origine che intendono entrare in Italia. Oltre a mettere in difficoltà molte imprese, il progressivo invecchiamento della popolazione italiana rischierebbe di minare la tenuta dei conti del sistema pensionistico. Per i prossimi decenni, le proiezioni di Istat e Mef indicano che l’incidenza della spesa previdenziale sul Pil nazionale subirà un aumento transitorio, passando dall’attuale 15,4% a un picco stimato intorno al 17% verso il 2040, per poi scendere gradualmente sotto il 14% entro il 2070.

Per la Cgia la questione va affrontata subito, come hanno già fatto alcuni paesi in Ue, introducendo, ad esempio, la possibilità di aderire, su base volontaria, a un risparmio previdenziale nominativo presso l’Inps. Senza contare che la spesa sanitaria, sociale e per la non autosufficienza è destinata a crescere in modo significativo.

Big europee in controtendenza

Nel lungo periodo, la contrazione del numero di giovani è un problema che riguarda tutta Europa, non solo l’Italia. Negli ultimi 10 anni (2015-2025) la nostra diminuzione è stata del 4,3%, contro una media dell’Eurozona del -0,4%. Se anche la Germania ha registrato una variazione percentuale negativa (-1,8), le altre big europee, invece, sono in controtendenza. La Francia (+1,6), la Spagna (+5,3) e i Paesi Bassi (+11,5) hanno momentaneamente, grazie in particolare agli immigrati, invertito il segno. Sebbene in Italia la fascia anagrafica tra i 15-34 anni presente nel nostro Paese sia stabile dal 2023 e pari a 12,1 milioni di persone, nel 2035 dovrebbe scendere a 11,8 e nel 2045 crollare a 10,1: praticamente 2 milioni di giovani in meno rispetto a oggi.

Riguardo all’andamento della popolazione giovanile (15-34 anni) negli ultimi 10 anni, la Calabria è la regione che ha registrato la contrazione percentuale più marcata, con un -18%, a seguito di un calo in termini assoluti di quasi 85.000 unità. Poi la Sardegna con il -17,2% (-59.070) e la Basilicata con il -16,6 (-21.905).Tra le realtà geografiche più virtuose – grazie all’aumento del numero degli stranieri e dei giovani provenienti dal Mezzogiorno – ci sono la Liguria con il +4,6% (+12.464 giovani), la Lombardia con il +4,9 (+98.916) e l’Emilia R. con il +8,4 (+70.438).

Reggio tra le città con la riduzione più marcata

A livello provinciale la diminuzione più importante è stata la Sud Sardegna con il -24% (-17.905 giovani). Poi Oristano con il -22,7 (-7.543), Isernia con il -20,8 (-4.018) e Reggio Calabria con il -19,5 (-26.366). In controtendenza, invece, 41 province su 107. Le più virtuose sono state Trieste con il +10,7% (+4.248), Gorizia con il +11 (+2.650) e Bologna con il +14 (+25.868). (Ansa)

© Riproduzione riservata
Ultim'ora

Ti potrebbe interessare...

L’attore e regista napoletano porta in tour uno spettacolo che unisce comicità, satira e riflessione sul tema della disinformazione
Secondo un’analisi della CGIA su dati Istat, è la regione italiana che ha registrato il maggiore calo della popolazione tra i 15 e i 34 anni nell’ultimo decennio, con quasi 85 mila giovani in meno
Un’indagine internazionale colloca il centro in provincia di Vibo Valentia al primo posto in Europa tra le mete emergenti per gli amanti del gelato, superando grandi capitali e rinomate località turistiche

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Vibo Valentia n.1 del Registro Stampa del 7/02/2019. Direttore Responsabile: Nicola Lopreiato
Noi di Calabria S.r.L. | P.Iva 03674010792