Dalle aule della Mediterranea alle cattedre di sostegno: la grande sfida vinta da oltre mille nuovi docenti

Si è concluso a Reggio il decimo ciclo TFA. È stato un anno di esami e sacrifici, ma soprattutto l'occasione per stringere bellissime amicizie tra i banchi: un legame speciale che questi nuovi specializzati porteranno con sé in classe e oltre

Oltre mille corsisti per quattro gradi (infanzia, primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado, quest’ultima divisa in due gruppi), dopo la definitiva prova finale, hanno concluso questo pomeriggio il percorso formativo per il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) Sostegno per il X Ciclo. Un traguardo straordinario che consegna alla scuola italiana un ampio contingente di professionisti dell’inclusione, specializzati non solo attraverso un severo e rigoroso piano di studi accademico, ma, soprattutto, forgiati da un’incredibile esperienza umana, condivisa in ogni attimo di tante giornate vissute insieme: con la pioggia, la nebbia, la grandine e, infine, con il sole e con il caldo degli ultimi giorni. Peccato che molti abbiano già destinato la loro sede al di fuori dei confini calabresi. Destino.

Un cammino faticoso

Tornando a noi, l’Ateneo reggino ha saputo rispondere, a volte con eccellenza, altre con fatica, a una sfida organizzativa imponente ed estenuante, ma, alla fine, coinvolgente e gratificante. Un anno di lavoro, circa, considerando anche le fasi preliminari di ingresso. Circa 900 ore in tutto: 550 in presenza (tra lezioni, tirocinio indiretto e laboratori, per un totale, solo per chi ha viaggiato da Vibo, di oltre 12 mila chilometri); più di 90 ore online e 175 ore di tirocinio diretto e indiretto presso l’istituzione scolastica scelta, ora più, ora meno.

Tutte obbligatorie, affrontate da corsisti che in alcuni casi lavoravano al Nord – con relative trasferte aeree nei fine settimana – e da molti altri con famiglie e impieghi da gestire. È stato un cammino faticoso, fatto di sacrifici personali, familiari e lavorativi, con fine settimana interamente dedicati allo studio e a una presenza costante e rigorosa. Questi sono i retroscena che si nascondono dietro l’ambito traguardo e che si conoscono davvero solo se li si è vissuti sulla propria pelle.

Rimangono le nozioni in ben 23 discipline, tra teoriche e pedagogico-laboratoriali (pedagogia speciale, psicologia dello sviluppo, neuropsichiatria infantile, gestione del gruppo classe, varie pedagogie e i fondamenti di diritto pubblico sulla legislazione scolastica). Si è avuta totale contezza degli strumenti e delle modalità teoriche e pratiche d’intervento e, da settembre, i corsisti sperano di poterle applicare concretamente.

Le relazioni umane

Rimane, però, soprattutto un valore aggiunto invisibile a livello di curricolo ufficiale: i profondi rapporti umani nati tra i banchi delle aule e nelle ore libere. È, infatti, l’aspetto emotivo, relazionale e di autentica amicizia a definire il vero successo di questo ciclo formativo. Persone provenienti da contesti differenti e distanti tra loro (dalla fascia Ionica di Reggio a Catania, da Messina a Cosenza, dal Vibonese a Catanzaro, fino a Taranto) si sono unite in un unico intento: fare squadra, confrontandosi, a volte scontrandosi, ma sempre riappacificandosi per il bene del gruppo e di tutto ciò che questo percorso ha rappresentato. Nelle aule, nei corridoi dell’Università Mediterranea e nei momenti di svago e di festeggiamento trascorsi insieme (compleanni, promesse di matrimonio e persino un cinquantesimo compleanno), non si è assistito a una sterile competizione individualistica, ma a una straordinaria manifestazione di solidarietà, empatia e fratellanza.

Le “mini comunità”

I corsisti hanno condiviso le immancabili ansie da esame, la stanchezza fisica e mentale derivante dai molteplici turni tra il lavoro settimanale, la famiglia e le lezioni universitarie nel weekend, lo scambio febbrile di appunti e la condivisione profonda delle proprie insicurezze e certezze. Si sono formate tante vere e proprie “mini comunità” affiatate, unite da legami d’affetto sinceri, che hanno abbattuto l’isolamento che spesso caratterizza esperienze intensive come questa. Le amicizie nate a Reggio Calabria rappresentano oggi una solida rete di sostegno emotivo e professionale che ciascun corsista porterà con sé nel proprio futuro, sapendo di poter trovare sempre il consiglio, il conforto o l’abbraccio di un collega con cui ha diviso il percorso. Con la certezza, per molti, che ci si rincontrerà presto in contesti diversi, più goliardici e leggeri.

L’Università Mediterranea saluta così il suo decimo ciclo, con nuovi docenti specializzati e pronti a fare la differenza nelle vite degli studenti “speciali”, con l’augurio di mantenere sempre vivo l’entusiasmo, l’umanità e la profonda sensibilità riscoperti in questo cammino comune. Auguri e buona vita a tutti!

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