Dehors, Vibo prova a mettere ordine ma resta aperta la questione della città che si vuole costruire

Il regolamento è ora al vaglio della Seconda commissione, poi passerà alla Prima e infine al Consiglio comunale: molte prescrizioni tecniche, limiti precisi e sanzioni, ma anche interrogativi sulla visione complessiva degli spazi urbani

Il nuovo regolamento sui dehors a Vibo Valentia arriva all’esame delle commissioni consiliari e si prepara al passaggio in Consiglio comunale. Un testo articolato, composto da 25 articoli e da un allegato tecnico, che prova a disciplinare una materia finora spesso affidata a concessioni, prescrizioni e situazioni differenti. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è quello di migliorare l’ambiente urbano e rafforzare la vocazione turistica e commerciale della città, attraverso una maggiore uniformità degli arredi e delle strutture.

Regole molto precise

Il regolamento distingue innanzitutto tra dehors stagionali, fino a 180 giorni l’anno, e permanenti, con concessioni fino a cinque anni. Vengono previste tre tipologie: aperti, parzialmente chiusi e chiusi. Per ciascuna sono indicati materiali, coperture, delimitazioni, pedane, arredi e caratteristiche costruttive. Ci sono poi limiti molto precisi sull’occupazione del suolo. La superficie massima del dehors non può superare il doppio della superficie interna destinata alla somministrazione e comunque non può andare oltre i 60 metri quadrati. La lunghezza, di norma, non può superare il fronte dell’esercizio, mentre eventuali spazi aggiuntivi sono ammessi entro il limite del 50 per cento e con il consenso scritto dei proprietari o gestori delle attività confinanti.

Anche la viabilità viene considerata in maniera puntuale: cinque metri dagli incroci, almeno un metro e mezzo di spazio per i flussi pedonali, sei metri liberi prima e dopo le fermate degli autobus e 3,50 metri per consentire il passaggio dei mezzi di emergenza quando il dehors interessa la carreggiata. Nelle aree di sosta a pagamento, l’occupazione viene normalmente limitata a dieci metri lineari, equivalenti a due posti auto.

Tavolini sì, ma non tutto è consentito

Il testo interviene anche sull’aspetto estetico. Nei dehors aperti sono ammessi tavolini e sedie, ombrelloni e determinate tipologie di tende; le delimitazioni devono essere uniformi e vengono fissati persino colori e materiali differenti tra centro storico e aree esterne al centro storico. Sono vietati elementi aggiuntivi come balaustre, statue, rivestimenti decorativi e lampioncini. Per le strutture parzialmente chiuse e chiuse le prescrizioni diventano ancora più dettagliate. Sono previsti pannelli in vetro, tende trasparenti e specifici materiali per le coperture, con un’altezza complessiva massima di 3,10 metri, salvo particolari esigenze legate alla pendenza del luogo.

E c’è un principio importante: i dehors confinanti sulla stessa strada o piazza dovrebbero avere caratteristiche estetiche e costruttive omogenee, proprio per garantire quella continuità visiva e quell’ordine urbano che il regolamento indica tra le proprie finalità.

Autorizzazioni, controlli e sanzioni

Non sarà sufficiente mettere tavolini e sedie sul marciapiede. Le richieste dovranno passare attraverso il portale CalabriaSuap e, a seconda della struttura, sarà necessaria la sola concessione di suolo pubblico oppure anche una CILA o una SCIA. Il procedimento per la sola concessione di occupazione del suolo pubblico viene fissato in 60 giorni.

Il regolamento prevede inoltre un deposito cauzionale: da 200 a 500 euro per le occupazioni con semplici arredi e da 500 a 1.000 euro per le strutture chiuse o parzialmente chiuse, in relazione alla superficie. Le violazioni possono comportare multe da 100 a 500 euro; per l’occupazione senza concessione o con concessione scaduta la sanzione prevista è di 500 euro, con possibilità di rimozione.

La stretta non si ferma alla multa. Dopo più violazioni può scattare la sospensione della concessione, mentre la decadenza può essere disposta, tra gli altri casi, per modifiche non autorizzate, problemi di sicurezza o igienico-sanitari, disturbo alla quiete, mancato pagamento dei tributi o mancata rimozione del dehors quando prevista.

La questione è la visione della città

Ed è proprio qui che si apre la discussione politica. Il regolamento è ricco di prescrizioni tecniche, ma la domanda che accompagna il suo arrivo in commissione è più generale: qual è l’idea di Vibo Valentia che l’amministrazione vuole costruire attraverso queste regole? Il documento stabilisce infatti criteri generali e tecnici per tutto il territorio comunale, ma non individua nel testo una vera e propria strategia urbana differenziata per le diverse parti della città. E questo lascia spazio al confronto: una cosa è disciplinare i dehors, altra cosa è decidere che funzione debbano avere gli spazi pubblici del centro, delle frazioni e di Vibo Marina.

È una differenza tutt’altro che secondaria. Perché un regolamento può stabilire il colore di una tenda, la profondità di un dehors, la distanza da un incrocio e perfino i materiali delle pedane. Ma dovrebbe anche inserirsi, soprattutto in una città che vuole puntare sul turismo e sul commercio, dentro un disegno più riconoscibile di arredo urbano, vivibilità, mobilità e decoro.

Il confronto e i possibili compromessi

Il testo, per esempio, stabilisce che nelle piazze sono autorizzabili soltanto i dehors classificati come aperti. Stabilisce inoltre che, nel centro storico, valgono particolari prescrizioni sui materiali e sui colori. Ma non emerge dal regolamento una classificazione complessiva delle diverse zone della città sulla base delle loro specifiche vocazioni. Ed è su questo punto che probabilmente si concentrerà una parte del confronto politico in commissione e poi in Consiglio. Non soltanto sulle regole per chi occupa il suolo pubblico, ma sul modo in cui quelle regole vengono applicate nei diversi contesti urbani.

Vibo Marina, un nodo complicato 

Vibo Marina merita, inevitabilmente, un ragionamento specifico. Nel documento la frazione marina viene ricompresa, in alcuni passaggi dell’allegato tecnico, nel perimetro del centro storico “Città Antica”, insieme a Vibo Centro, per quanto riguarda determinate caratteristiche cromatiche delle strutture. Ma proprio questo rende ancora più evidente una questione: Vibo Marina viene considerata semplicemente come una parte del territorio comunale alla quale applicare le stesse regole, oppure esiste un progetto specifico per una realtà che ha caratteristiche commerciali, turistiche e urbane diverse dal capoluogo?

È una domanda legittima soprattutto perché il regolamento nasce, nelle intenzioni dichiarate, anche per potenziare la vocazione turistica e commerciale della città. La discussione, dunque, non dovrebbe ridursi alla contrapposizione tra chi vuole più tavolini e chi ne vuole meno. Il punto è capire se il Comune stia semplicemente mettendo ordine nelle occupazioni di suolo pubblico oppure se stia utilizzando questo strumento per costruire una precisa idea degli spazi urbani con il telecomando in mano.

Il vecchio regolamento finirà in soffitta

Il regolamento precedente, approvato nel 2022 e modificato nel 2023, viene espressamente abrogato con l’entrata in vigore del nuovo testo. Tutti i dehors oggi regolarmente autorizzati dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni alla scadenza della concessione, pena la decadenza e l’applicazione delle sanzioni previste. Ora la parola passa alle commissioni e poi al Consiglio comunale. Sarà quella la sede per capire se questo regolamento sarà soltanto un insieme di norme per tavolini, sedie, tende e strutture oppure il primo tassello di una politica più ampia sul decoro e sull’uso degli spazi pubblici. Perché le regole, da sole, possono ordinare il suolo pubblico. Una visione di città serve invece a stabilire come e perché quello spazio pubblico deve essere vissuto.

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