Per Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, l’inchiesta della Dda di Catanzaro segna un passaggio estremamente delicato. Gli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, rappresentano un colpo pesante sul piano personale, giudiziario e politico. Ora dovrà affrontare le accuse che gli vengono contestate e dimostrare la propria estraneità ai fatti, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.
La contestazione è particolarmente grave: scambio elettorale politico-mafioso, aggravato dalla sua elezione. Secondo l’ipotesi accusatoria, in occasione delle comunali dell’8 e 9 giugno 2024, Stasi avrebbe accettato la promessa di voti da parte di Annibale Matalone, ritenuto esponente della ‘ndrangheta rossanese, in cambio di possibili assunzioni per lui e per i suoi familiari in ambito comunale. Un’accusa che il sindaco dovrà contrastare nelle sedi giudiziarie e sulla quale, allo stato, non esiste una condanna definitiva.
Il peso delle intercettazioni e degli indizi
La ricostruzione degli inquirenti si fonda soprattutto sulle conversazioni intercettate tra Matalone e Vincenzo Curia, sui contatti ricostruiti durante la campagna elettorale e su alcuni riscontri investigativi, comprese le immagini delle telecamere nei pressi del comitato elettorale di Stasi.
Un elemento significativo, tuttavia, emerge dalle stesse conclusioni dell’accusa: non sono state intercettate conversazioni dirette tra il sindaco e Matalone. La Procura ritiene che la promessa e l’accettazione dello scambio possano essere ricostruite attraverso un insieme di indizi, valutazione condivisa dal gip nell’ordinanza cautelare. Le carte, inoltre, non documentano l’effettiva realizzazione delle assunzioni ipotizzate. Secondo l’impostazione accusatoria, per la configurazione del reato sarebbe sufficiente la promessa. Sarà il confronto nelle sedi giudiziarie a stabilire la consistenza degli elementi raccolti e le eventuali responsabilità individuali.
Il contraccolpo per il centrosinistra
Ma la vicenda non riguarda soltanto il destino giudiziario di Stasi. Il sindaco è diventato negli ultimi anni un riferimento politico per una parte del centrosinistra calabrese, che vede nella sua esperienza amministrativa una possibile alternativa al consolidato potere del centrodestra.
Per questo il provvedimento cautelare produce inevitabilmente un contraccolpo che supera i confini di Corigliano Rossano. L’immagine di un amministratore considerato da una parte dell’area progressista una figura di rinnovamento si confronta ora con un’accusa che investe direttamente il rapporto tra consenso elettorale e criminalità organizzata. È un passaggio difficile anche per chi ha sostenuto il suo percorso politico. La gravità delle contestazioni impone chiarezza, senza anticipare giudizi di colpevolezza e senza trasformare le garanzie processuali in un alibi per sottrarsi alle domande.
La prova più difficile
Stasi dovrà ora affrontare una doppia sfida: quella giudiziaria, nella quale difendersi dalle accuse e dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati, e quella politica, segnata dalle inevitabili ripercussioni sull’immagine sua e del progetto amministrativo che rappresenta. Per il centrosinistra, la vicenda apre una questione altrettanto delicata: come tutelare il principio di presunzione d’innocenza senza ignorare la portata di un’inchiesta che ipotizza un patto elettorale con ambienti mafiosi. La verità giudiziaria dovrà arrivare attraverso le prove e il contraddittorio. Nel frattempo, resta il peso politico di un’accusa che colpisce un sindaco in carica e mette sotto pressione un’intera area politica, oltre che gettare nel dubbio un’intera comunità.



