Fusione dei Comuni del Vibonese, Progetto Valentia invia ai sindaci uno studio di fattibilità

L’associazione civica ha trasmesso ai dieci primi cittadini dell’area urbana un’analisi comparata tra l’attuale assetto amministrativo e l’ipotesi di un Comune unico da circa 61.500 abitanti. Stimati contributi statali e risparmi di spesa fino a 7 milioni di euro l’anno

Progetto Valentia, realtà civica senza scopo di lucro impegnata nella promozione della fusione dei Comuni, ha trasmesso ai dieci sindaci del comprensorio vibonese uno studio di fattibilità sulla possibile fusione amministrativa tra il Comune capoluogo e quelli della cintura urbana. Il documento è stato ufficialmente inviato ai Comuni di Stefanaconi, San Gregorio d’Ippona, Sant’Onofrio, Jonadi, Cessaniti, Maierato, Briatico, Filandari e Pizzo, oltre che al Comune di Vibo Valentia, per un bacino complessivo di circa 61.500 abitanti. Lo studio analizza in modo comparato due scenari: il mantenimento dell’attuale assetto, caratterizzato dalla presenza di dieci Comuni autonomi, e la costituzione di un Comune unico di dimensione medio-urbana, in linea con numerose esperienze già realizzate a livello nazionale. 

Contributi e risparmi di spesa

Come evidenziato nell’elaborato, la normativa vigente prevede, per i Comuni che scelgono di fondersi, contributi straordinari fino a un massimo di 2 milioni di euro annui per un periodo di 15 anni. Per un ente di circa 61.500 abitanti, lo studio stima in via prudenziale risorse aggiuntive comprese tra 1,5 e 2 milioni di euro all’anno. Sul fronte dei costi, sulla base delle medie nazionali rilevate dal Ministero dell’Interno, la spesa corrente potrebbe ridursi tra il 7,5% e l’11%, con un risparmio stimato tra 3,7 e 5,5 milioni di euro annui, a parità di servizi erogati. Dalla somma tra contributi statali e risparmi di gestione, il nuovo ente potrebbe disporre di uno spazio finanziario aggiuntivo compreso tra 5 e 7 milioni di euro l’anno, da destinare a infrastrutture, servizi sociali, scuole, mobilità, rigenerazione urbana e valorizzazione turistica. 

Macchina amministrativa

Secondo lo studio, un Comune di tali dimensioni consentirebbe inoltre una maggiore professionalizzazione della macchina amministrativa, attraverso uffici unici per la progettazione, la gestione dei fondi europei, la pianificazione territoriale e l’organizzazione integrata dei servizi, oggi difficilmente sostenibili dai Comuni di minori dimensioni. 

Un primo passo

L’associazione sottolinea che il documento “non propone scelte precostituite, ma intende offrire una base tecnica e numerica per avviare un confronto consapevole sul futuro assetto amministrativo del territorio vibonese, segnato da una forte frammentazione comunale e da crescenti difficoltà finanziarie”. La trasmissione dello studio ai dieci Comuni rappresenta un “primo passo per favorire un dibattito pubblico e istituzionale informato, rimettendo ogni valutazione e decisione alle amministrazioni locali e alle comunità interessate”. 

Cortese

“Riteniamo – spiega il presidente di Progetto Valentia, Nicola Cortese – che una scelta di tale portata possa essere affrontata solo attraverso un confronto istituzionale diretto, trasparente e informato, che tenga conto delle specificità di ciascun Comune, delle legittime esigenze di rappresentanza e identità locale e delle prospettive di sviluppo complessivo del territorio”. Per queste ragioni, l’associazione ha anche chiesto ai dieci sindaci la “disponibilità a un incontro istituzionale con una propria delegazione, al fine di illustrare il Progetto Valentia, approfondire i contenuti dello studio di fattibilità e ascoltare le valutazioni delle amministrazioni coinvolte”.

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