Ogni anno in Italia circa 100mila persone sono colpite da un ictus cerebrale e sono un milione quelle che convivono con gli esiti della malattia. Su scala europea i casi salgono a 1,1 milioni e sono circa 460mila i decessi. Sono i numeri ricordati da A.L.I.Ce per la Giornata Mondiale dell’Ictus 2026. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), che rappresenta le persone colpite da ictus e i loro caregiver, e ISA-AII (Italian Stroke Association-Associazione Italiana Ictus), società scientifica italiana dedicata alle malattie cerebrovascolari. La Giornata, promossa dalla World Stroke Organization, richiama l’attenzione sull’importanza di riconoscere tempestivamente i sintomi e chiamare immediatamente il 112.
“Troppi cittadini continuano a sottovalutare i sintomi dell’ictus o a pensare che possano risolversi da soli”, dichiara Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia. “Conoscere i segnali di allarme significa offrire a chi è colpito una possibilità concreta di arrivare in tempo alle cure”.
I campanelli d’allarme dell’ictus non sono difficili da identificare: il volto che si piega improvvisamente da un lato, un braccio che non si solleva più, parole che diventano confuse o incomprensibili, la perdita improvvisa dell’equilibrio o della vista. Riconoscerli e chiamare tempestivamente i soccorsi può cambiare la vita di una persona.
Oggi l’ictus, infatti, non è più una malattia senza possibilità di cura. La disponibilità di trattamenti capaci di liberare il vaso sanguigno ostruito ha modificato la prognosi di molti pazienti, consentendo in molti casi di limitare il danno cerebrale e la disabilità. Tuttavia, l’efficacia di queste terapie dipende strettamente dalla rapidità con cui vengono somministrate.
“L’ictus è una patologia tempo-dipendente per definizione” afferma Paola Santalucia, presidente di ISA-AII. “Riconoscere rapidamente i sintomi, attivare il sistema di emergenza e raggiungere il centro più appropriato rappresentano il primo vero trattamento. Oggi disponiamo di terapie estremamente efficaci, ma funzionano solo se il paziente arriva in tempo”, aggiunge. “Per questo è fondamentale non mettersi alla guida e non aspettare il parere del medico il giorno successivo: bisogna chiamare immediatamente il 112”. (Ansa)



