La decisione sulla misura cautelare che ha colpito il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, passa al vaglio del Tribunale del Riesame. A comunicarlo sono stati i suoi legali difensori, gli avvocati Mauro Mitidieri e Maurizio Minnicelli, all’indomani dell’interrogatorio di garanzia sostenuto davanti al giudice per le indagini preliminari che mercoledì scorso ha approvato la convalida del provvedimento.
La linea difensiva ha scelto di scavalcare la fase del gip puntando direttamente al Riesame: nella serata di ieri è stato infatti depositato il ricorso formale per ottenere l’annullamento della misura degli arresti domiciliari. Contestualmente, i legali hanno allegato una corposa memoria difensiva contenente circa trenta atti prodotti dall’amministrazione comunale e dalla giunta Stasi. L’obiettivo dell’esibizione documentale è dimostrare l’attività amministrativa intrapresa contro la criminalità organizzata, citando ordini di demolizione di immobili riconducibili a soggetti attenzionati dalla Magistratura, diffide ufficiali e risposte di contrasto ai tentativi di infiltrazione mafiosa nella pubblica amministrazione.
Il quadro accusatorio dell’inchiesta “Ginestra”
Il primo cittadino di Corigliano Rossano si trova ristretto agli arresti domiciliari da mercoledì scorso nell’ambito della maxi inchiesta denominata “Ginestra”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. L’ipotesi di reato contestata riguarda un presunto sostegno elettorale che Stasi avrebbe ottenuto da esponenti delle cosche di ‘ndrangheta locali in occasione delle consultazioni amministrative del giugno 2024, competizione da cui uscì riconfermato alla guida del comune.
Nello specifico delle contestazioni, gli inquirenti ipotizzano la stipula di un accordo tra il sindaco e Annibale Matalone, avvenuto attraverso l’intermediazione di Vincenzo Curia, in cambio dell’impegno ad assicurare assunzioni nell’organico comunale. A sostegno del teorema accusatorio figurano captazioni ambientali e telefoniche: dalle intercettazioni emergerebbe la volontà del sindaco — riferita da Curia — di effettuare un incontro con Matalone, il quale, a sua volta intercettato, avrebbe ribadito a più riprese il proprio appoggio politico a Stasi a fronte della promessa di posti di lavoro per se stesso e per il figlio.



