La Calabria raccontata e la Calabria reale: il potere della comunicazione e il vuoto che resta fuori campo

Veronica Rigoni costruisce la narrazione digitale di Roberto Occhiuto, una delle più efficaci della politica regionale italiana. Ma la Calabria che emerge dai social resta lontana da quella che vive ogni giorno tra sanità in affanno, infrastrutture fragili e spopolamento

C’è una figura che accompagna il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto in quasi ogni passaggio pubblico digitale. È Veronica Rigoni, responsabile della comunicazione dal 2021, veneta, formazione nella comunicazione politica nazionale, esperienze ai massimi livelli del centrodestra italiano e in particolare in Forza Italia con una parentesi importante anche al fianco di Silvio Berlusconi. Nell’intervista a “Metriche Talk” riassume il suo metodo con una frase che è ormai diventata una chiave di lettura della politica contemporanea: “Se non si comunica bene ciò che si fa, è come non averlo fatto”. È qui che si apre il nodo.

La costruzione di un presidente sempre in scena

Attorno a Occhiuto si è costruita una comunicazione continua, ben riconoscibile: camicia bianca, sopralluoghi nei cantieri, scarpe nel fango, casco giallo in testa, felpa della Protezione civile, video dai telefonini, dirette dagli ospedali in costruzione, dagli aeroporti, dai luoghi delle opere pubbliche. Un presidente sempre in movimento, sempre dentro il fare, raramente fermo. Un dinamismo che mette fuori causa qualsiasi oppositore. Rigoni rivendica una scelta precisa: niente grandi produzioni, niente pubblicità, linguaggio semplice e diretto. Una strategia che punta a rendere immediata la percezione dell’azione amministrativa e che ha reso Occhiuto uno dei governatori più visibili sui social in Italia. È una comunicazione potente, costante, perfettamente calibrata sui linguaggi digitali del presente.

La Calabria fuori dall’inquadratura

Ma ogni narrazione seleziona ciò che mostra e ciò che lascia fuori campo. E fuori campo, in Calabria, resta ancora molto. Le aree interne che si svuotano, i paesi sempre più isolati, la rete viaria fragile, le strade provinciali che si chiudono, quelle che crollano o restano dissestate per anni. E soprattutto la sanità, il punto più sensibile: liste d’attesa interminabili, reparti sotto pressione, e una mobilità sanitaria che continua a portare migliaia di calabresi ogni anno in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, con una fuoriuscita di risorse che pesa come una ferita strutturale e offende la dignità dei più deboli costringendoli spesso a rinunciare alle cure. È una Calabria che non entra nei video, ma che continua a definire la vita quotidiana di chi resta e soffre.

Tra comunicazione e realtà: una distanza crescente

La forza della comunicazione costruita attorno a Occhiuto sta proprio nella sua efficacia. Ma proprio questa efficacia rischia di amplificare la distanza tra immagine e realtà. Da un lato la Calabria delle inaugurazioni, dei cantieri, delle opere annunciate e visivamente raccontate. Dall’altro una regione che continua a essere ultima in molte classifiche nazionali, con problemi che attraversano decenni e governi diversi senza soluzione strutturale. Non è una contraddizione nuova, ma oggi è resa più evidente dalla potenza dei social: ciò che si vede sembra più vero di ciò che si vive.

Uno sguardo lungo trent’anni

C’è però un elemento che non può essere ignorato. Chi scrive ha vissuto quasi trent’anni nelle redazioni della Gazzetta del Sud, raccontando quotidianamente la Calabria reale, quella meno visibile, spesso lontana dalle narrazioni ufficiali. Una Calabria fatta di fragilità profonde, di ritardi storici, di opportunità mancate. Una regione che, per molti indicatori, è rimasta ultima o tra le ultime in Italia. Complice classi dirigenti approssimative che negli anni si sono alternati alla guida della Regione e dove al primo posto c’erano le spartizioni non la risoluzione dei problemi. È uno sguardo che non nasce dalla contrapposizione politica, ma dalla cronaca quotidiana di un territorio complesso. Ed è proprio questo sguardo che oggi rende ancora più evidente il divario tra la Calabria raccontata e quella vissuta.

La luce della comunicazione e il rischio dell’illusione

La comunicazione di Veronica Rigoni ha il merito di aver reso la Regione Calabria più presente, più visibile, più riconoscibile nel dibattito nazionale. Ha costruito un’immagine moderna, spesso convincente. Occhiuto questo cercava e questo ha ottenuto. Ma la domanda resta aperta: quella luce illumina davvero la realtà? La risposta è scontata.

Perché una Calabria raccontata bene non è ancora una Calabria che funziona. E il rischio, oggi più che mai, è che la forza della narrazione finisca per colmare il vuoto della realtà, invece di affrontarlo. Tra ciò che si vede e ciò che si vive, la distanza resta. Ed è lì che si misura, ancora una volta, la vera sfida della Calabria.

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