La vicenda del lido balneare La Rada di Vibo Marina approda in una nuova fase dopo il sequestro disposto il 16 luglio. Le società La Rada Srl e Gramaca Srl, attraverso i propri legali, Giuseppe Altieri e Alessio Colistra – che hanno immediatamente chiesto alla Procura di Vibo Valentia di non convalidare il sequestro – puntano il dito contro i tempi della macchina amministrativa. In una nota diffusa nelle ultime ore, le due società, che attendono le determinazioni dell’autorità giudiziaria sulla misura adottata dai carabinieri, sostengono che quanto accaduto sia il risultato non di una violazione conclamata, ma di una “disfunzione dell’apparato burocratico amministrativo”.
Il punto centrale della contestazione riguarda il titolo necessario alla gestione dello stabilimento balneare e, soprattutto, la mancata definizione in tempi rapidi della richiesta di proroga presentata all’Autorità Portuale.
Il sequestro ha riguardato ombrelloni e sdraio sull’arenile
La precisazione dei legali parte proprio dall’oggetto del provvedimento. «Le società La Rada s.r.l. e la Gramaca s.r.l., nell’attesa delle determinazioni dell’autorità giudiziaria in merito al sequestro che ieri (16.07.2026) ha interessato solo gli ombrelloni e le sdraio poste sull’arenile – si legge nella nota – intendono comunque evidenziare come questa vicenda, che ha avuto un importante clamore mediatico, costituisce la conseguenza di una disfunzione dell’apparato burocratico amministrativo». Secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, infatti, la concessione demaniale della società La Rada sarebbe tuttora in corso di validità. Un aspetto che, viene sottolineato, consentirebbe la permanenza dell’occupazione del demanio marittimo e la prosecuzione dell’attività.
Non a caso, evidenziano i legali, il ristorante e il bar della struttura continuano regolarmente a garantire i servizi, mentre il provvedimento ha riguardato esclusivamente le attrezzature posizionate sull’arenile.
La proroga chiesta a marzo e i solleciti rimasti senza risposta
Il nodo della vicenda, secondo le società in questione, non sarebbe quindi la concessione demaniale in sé, ma la mancata definizione della procedura relativa alla proroga dell’affidamento. La richiesta sarebbe stata presentata nei primi giorni di marzo 2026 e, secondo i legali, avrebbe dovuto seguire un percorso amministrativo rapido e lineare. Nella nota viene infatti evidenziato che la procedura avrebbe dovuto concludersi «anche alla luce dei principi generali di durata dei procedimenti amministrativi» e considerando i due successivi solleciti inviati all’Autorità Portuale: l’11 giugno 2026 e il 6 luglio 2026. Una lunga attesa che, secondo la società, ha finito per creare una situazione di incertezza proprio nel momento più delicato dell’anno.
La risposta dell’Autorità Portuale arrivata il giorno del sequestro
Il passaggio più delicato della nota riguarda la tempistica della comunicazione arrivata dall’Autorità Portuale. «Purtroppo – scrivono i legali – la risposta da parte dell’Autorità Portuale, con la richiesta di integrazione documentale, è giunta solo il 16.07.2026, ossia qualche ora dopo l’accesso dei Carabinieri presso la struttura, provocando l’evento che si è verificato nella stessa giornata».
La richiesta di documentazione riguarderebbe un’integrazione relativa a un’opera realizzata su area demaniale, una questione amministrativa che, secondo la difesa, avrebbe richiesto un confronto e un completamento istruttorio, non una situazione di paralisi dell’attività. Ed è proprio su questo punto che la società solleva la propria critica: la lentezza della procedura avrebbe trasformato una pratica amministrativa ancora in corso in un caso giudiziario con conseguenze immediate.
Il rischio: una stagione compromessa dalle lentezze burocratiche
La vicenda apre ora un confronto più ampio sul rapporto tra tempi della pubblica amministrazione e realtà economiche che operano soprattutto nei mesi estivi. Un’attività balneare vive infatti di pochi mesi intensi e ogni ritardo può avere conseguenze pesanti sull’impresa e sui lavoratori. Una vera e propria mazzata economica. Le società attendono ora la decisione dell’autorità giudiziaria, ma il messaggio lanciato è chiaro: chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità, ma le responsabilità devono essere individuate con precisione e non scaricate automaticamente su chi si trova a subire gli effetti di una procedura amministrativa non conclusa nei tempi dovuti.
Il tema resta quindi aperto: se una richiesta di proroga viene presentata nei termini, se vengono inviati solleciti e se la risposta arriva soltanto nel giorno in cui interviene un sequestro, la domanda che resta sul tavolo riguarda proprio l’efficienza dell’azione amministrativa. Perché le lentezze burocratiche, soprattutto nel pieno della stagione balneare, rischiano di diventare il vero ostacolo alla continuità di un’attività.



