La Tazzina della Legalità: Vibo si svegli, la solidarietà non basta

Sergio Gaglianese, presidente dell’associazione, esprime vicinanza a Iannello e chiede alla comunità vibonese di passare dalle parole ai fatti: la legalità non si applaude, si pratica ogni giorno

Di fronte alle intimidazioni contro chi rappresenta le istituzioni, la solidarietà è necessaria, ma non basta. Occorre chiedersi quale sia il clima in cui maturano questi episodi e quanto la comunità sia davvero disposta a impegnarsi per contrastarli. È questo il messaggio lanciato da Sergio Gaglianese, presidente dell’associazione culturale La Tazzina della Legalità, che esprime vicinanza al presidente Iannello e rilancia un appello alla città.

“Vibo ha bisogno di svegliarsi”

“Lo avevo detto chiaramente durante la tappa della Staffetta della Legalità: Vibo Valentia ha bisogno di ridestanza”, afferma Gaglianese. Un richiamo che oggi, alla luce di quanto accaduto, diventa ancora più forte. Perché, secondo il presidente dell’associazione, non servono soltanto comunicati, fiaccolate e commemorazioni. Serve un impegno quotidiano, capace di andare oltre le dichiarazioni di circostanza.

“Vibo non ha bisogno di una legalità da esibire nelle occasioni solenni e da dimenticare il giorno successivo. Ha bisogno di una comunità che si svegli, si assuma le proprie responsabilità e scenda in campo nella quotidianità”, sottolinea.

L’appello a imprenditori e associazioni

Il punto centrale del ragionamento riguarda la distanza tra le parole e i comportamenti concreti. Gaglianese pone domande dirette al mondo economico e associativo: dove sono gli imprenditori quando un collega è in difficoltà? Dove sono le organizzazioni di categoria quando difendere la legalità significa esporsi e affrontare conseguenze? Senza generalizzare, il presidente della Tazzina della Legalità invita a superare una solidarietà che rischia di esaurirsi nel tempo di un comunicato. “La solidarietà di facciata è la più comoda delle solidarietà: non costa nulla, non espone nessuno”, osserva. Quella autentica, invece, richiede presenza, coerenza e continuità, soprattutto quando sostenere chi denuncia o chi subisce intimidazioni diventa difficile.

“La lotta alla ’ndrangheta riguarda tutti”

È questa la ragione per cui è nata La Tazzina della Legalità: non per aggiungere cerimonie al calendario, ma per dare voce a chi rischia di essere lasciato solo e sostenere chi sceglie di non piegarsi. “La lotta alla ’ndrangheta non è una delega che possiamo consegnare ad altri. È una responsabilità collettiva”, afferma Gaglianese, richiamando il ruolo delle istituzioni, delle associazioni, delle imprese e dei singoli cittadini. La vicinanza a Iannello diventa così anche un invito alla comunità vibonese a non fermarsi all’indignazione del momento. Occorre trasformare le dichiarazioni in iniziative, le intenzioni in comportamenti e i principi in fatti verificabili.

“Non aspettiamo la prossima vittima”

Il rischio, avverte Gaglianese, è quello di indignarsi soltanto dopo ogni nuovo episodio, per poi tornare all’indifferenza. Una dinamica che non aiuta a costruire una cultura della legalità capace di incidere nella vita reale. “Vibo Valentia non ha bisogno di un’altra stagione di indignazione a tempo. Ha bisogno di una svolta culturale, civile e morale”, dichiara il presidente dell’associazione. Una svolta che passa dalla capacità dei cittadini di non rassegnarsi, degli imprenditori di scegliere da che parte stare e delle associazioni di andare oltre le fotografie e le presenze ufficiali.

La “ridestanza”, nelle parole di Gaglianese, significa proprio questo: risvegliare le coscienze, rompere l’indifferenza e recuperare la responsabilità di una comunità che vuole essere libera dalla paura e dalle pressioni criminali. La Tazzina della Legalità conferma, infine, la propria vicinanza al presidente Iannello. “La nostra solidarietà non è una formula di rito. È la conferma di una scelta: stare dalla parte della legalità, della dignità delle persone e di chiunque ritenga di non dover affrontare da solo le difficoltà e le intimidazioni”.

L’appello conclusivo è rivolto a tutti: “La legalità non si applaude: si pratica. La solidarietà non si proclama: si dimostra. E la “ridestanza” non si annuncia: si costruisce, ogni giorno”.

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