La visione di Pasolini è stata radicale, con una personalità che possiamo definire ribelle, corrosiva, anticonvenzionale, eretica, poetica, profetica e, nello stesso tempo, profondamente cristiana. Il Vangelo secondo Matteo è considerato universalmente tra i più importanti capolavori della storia del cinema sulla passione di Cristo. Un uomo e un artista che ha messo a nudo le contraddizioni della società, ma anche degli intellettuali del suo tempo su opposti fronti politici e culturali.
La sua tragica esistenza, sia per tutto quello che ha vissuto nella sua esperienza esistenziale sia per la sua straziante morte, ha consegnato alle future generazioni un vero e proprio testamento umano, culturale e artistico, come hanno saputo fare i grandi spiriti nella storia dell’umanità, lasciando dei segni profondi nei diversi campi dell’arte (poesia, narrativa, saggistica, giornalismo, cinema). Il suo stile di vita e i contenuti espressi dalle sue opere, ma anche i suoi innumerevoli interventi nelle diverse occasioni e attraverso i media del tempo (sono numerosi i documenti video), ci consegnano un patrimonio storico-culturale su cui riflettere alla luce della profonda mutazione antropologica in atto, il cui linguaggio Pasolini aveva colto come nessun altro intellettuale del suo tempo.
Omaggio alla memoria
Non c’è una particolare ricorrenza che abbia un legame con il 13 giugno, ma questa commemorazione vuole rappresentare un omaggio simbolico alla memoria di Pier Paolo Pasolini per la sua eredità umana, intellettuale e artistica, come testamento per le future generazioni. L’occasione che si rievoca risale al novembre del 1963, quando lo scrittore e regista, accompagnato dallo scrittore e giornalista di Serra San Bruno Sharo Gambino, insieme al regista Andrea Frezza (originario di Laureana di Borrello) ed Enzo Siciliano (scrittore e biografo di Pasolini), avendo saputo che ad Ariola c’era una comunità isolata che viveva in condizioni di povertà, aveva pensato di girare la Natività del suo film Il Vangelo secondo Matteo.
Il soggiorno ad Ariola e il dono del ponte
In quei giorni, mons. Giuseppe Fiorillo, al suo primo incarico (da ottobre) nella parrocchia di Sant’Angelo, Ciano e Ariola, si recò a piedi da Ciano ad Ariola con dei bambini per incontrare il regista, e tra i due si aprì un dialogo che il sacerdote non ha mai dimenticato. Pasolini, ospite di una famiglia, si fermò tre giorni per valutare la possibilità di girare la scena. Ma non si poté realizzare il progetto, in quanto non c’era corrente elettrica e non c’erano strade accessibili.
Viste le condizioni di totale isolamento della comunità, donò 50 mila lire per la costruzione di un ponte che potesse unire Ariola con Arena, e quindi lo stesso Pasolini con la comunità di Ariola. Il ponte è stato intitolato allo scrittore nel 2022, a cento anni dalla sua nascita; il Comune di Gerocarne, con l’allora sindaco Vitaliano Papillo, ha organizzato degli eventi per rievocare la figura di Pier Paolo Pasolini, con una mostra fotografica al Palazzo comunale e facendo apporre una targa commemorativa sul ponte a lui intitolato, insieme a un pannello rievocativo.
Il legame con la Calabria e la difesa del pensiero critico
Per ricordare questo evento storico per la piccola località, si è dato vita a un Comitato spontaneo in memoria di Pier Paolo Pasolini, affinché la sua eredità culturale, umana, intellettuale e artistica non sia dimenticata, in un frangente in cui l’umanità sta rischiando la rimozione di profetici e illuminati pensatori come lui.
È importante rammentare che il grande scrittore, poeta e regista ha intrattenuto con la Calabria un forte legame. La sua testimonianza ha avuto una potenza profetica non solo artistica. Sarebbe importante aprire un dibattito al fine di risvegliare un pensiero critico ed eretico, fedele a come ha vissuto la sua tragica experience Pier Paolo Pasolini, fondamentale per contrastare gli attuali sistemi di potere che stanno portando alla disumanizzazione, con l’espropriazione dei fondamentali diritti e la narcotizzazione delle coscienze, como aveva denunciato — attraverso una visione assolutamente profetica — lo scrittore oltre cinquant’anni fa, in particolare negli Scritti corsari e in Lettere luterane, prima della sua tragica scomparsa, avvenuta nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975.



