Mancano i posti letto allo Jazzolino, il calvario dell’attesa per un anziano

Da ieri pomeriggio un ottantottenne giace adagiato su una barella in una stanza del pronto soccorso col rischio che possa essere trasferito in altro nosocomio


La mancanza di posti letto rende sempre più difficile il lavoro dei medici in servizio al pronto soccorso dello Jazzolino e per un ultraottantenne non c’è alternativa alla barella. Normale che, aspettando nei corridoi, crescano preoccupazione e tensione tra i familiari che, giustamente, in caso di bisogno, pretendono massima attenzione per i propri cari, specialmente se anziani.

Disagi dei familiari

Disagi dei familiari

In mancanza di risposte appropriate da parte del personale, di solito, cominciano a bussare alle porte delle Forze dell’ordine oppure cominciano ad esternare ad alta voce il proprio malumore e la propria esasperazione. Non è questo il caso del signor M.P., elettricista residente sulla fascia costiera, che, non riuscendo ad avere notizie adeguate sulle condizioni di suo padre, pensionato ultraottantenne, sceglie di bussare alla porta della nostra Redazione per raccontare i disagi che stanno vivendo non solo l’anziano genitore, ma anche tutti i familiari denunciando pubblicamente il caso.

Il caso

In sostanza, nel pomeriggio di ieri, il padre di M.P., ricoverato nel Medical Center don Mottola di Drapia, nonostante tutte le cure prestategli dal personale medico di quella struttura, non riesce a venir fuori da una situazione piuttosto complicata soprattutto in presenza di un serio edema polmonare e altre disfunzioni. Il cardiologo Soccorso Capomolla, responsabile dell’equipe medica del don Mottola, ne dispone il ricovero allo Jazzolino mettendo a disposizione del malato apposita cartella contenente tutti i referti medici e il piano terapeutico. L’ambulanza corre veloce verso Vibo e alle 17,30 di ieri arriva allo Jazzolino. I medici prendono in carico il pensionato, i familiari, fuori, aspettano notizie che non arrivano.

Notte in barella

Nella mattinata di oggi il figlio chiama il pronto soccorso, che, per comprensibili motivi di privacy, non fornisce alcun aggiornamento sulle condizioni del genitore. All’elettricista non resta altro da fare che lasciare il lavoro e raggiungere il pronto soccorso. Qui trova il padre su una barella nell’angolo di una stanza e senza aver ancora avviato alcuna terapia anche perché il pronto soccorso risulta non in possesso delle medicine occorrenti. M.P. lascia l’ospedale e corre a Drapia dove gli vengono consegnate le medicine già prescritte e una nuova cartella clinica.

Comincia l’attesa

La situazione non cambia di molto, ma comunque, qualcuno prende visione del piano terapeutico e, finalmente, vengono avviati i necessari accertamenti. Il pensionato viene messo in ricovero, senza però poter essere ricoverato per mancanza di posti letto! Per l’ultraottantenne c’è solo da aspettare che se ne liberi uno. L’auspicio è che non debbano passare tanti giorni e, soprattutto, che non venga spedito fuori…regione.

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