Marisa Manzini: non parlare di ‘ndrangheta sarebbe un grave errore

Per anni è stata impegnata direttamente nella lotta alle cosche da sostituto procuratore della Dda di Catanzaro. Successivamente ha seguito importantissimi processi nel Vibonese

Nessuno meglio di Maria Manzini, sostituto procuratore generale a Catanzaro, avrebbe potuto raccontare e spiegare la vera essenza della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Lo ha fatto soffermandosi soprattutto sulla sua città, Lamezia Terme, evidenziando soprattutto a non sottovalutare i fenomeni ed i comportamenti mafiosi.

<Dimenticare la presenza delle cosche – ha detto Marisa Manzini, per anni impegnata nella lotta alla ’ndrangheta, prima da sostituto alla Dda e, successivamente applicata in importantissimi processi di mafia – significa aumentarne il potere, non parlarne significa rafforzarle. Allora, in un momento storico in cui i drammi delle guerre che ci circondano, le vittime innocenti di conflitti oscuri restano senza nome, numeri senza identità, dobbiamo, con impegno, ricordare. Fare memoria! Le mafie hanno attaccato lo Stato, lo hanno combattuto con violenza per affermare la loro potenza, hanno influenzato la vita sociale, politica e istituzionale, ricercando il consenso del popolo anche grazie alle notevoli risorse economiche di cui dispongono; hanno intrapreso una strategia stragista che ha lasciato per strada morti ammazzati, vittime innocenti. Sono vittime la cui identità deve essere ricordata. I loro nomi fanno la storia di questo Paese e pronunciarli contribuisce a mantenere vivo il loro ricordo. Donne e uomini che hanno trovato la morte senza un motivo, senza colpe>.

<Dimenticare la presenza delle cosche – ha detto Marisa Manzini, per anni impegnata nella lotta alla ’ndrangheta, prima da sostituto alla Dda e, successivamente applicata in importantissimi processi di mafia – significa aumentarne il potere, non parlarne significa rafforzarle. Allora, in un momento storico in cui i drammi delle guerre che ci circondano, le vittime innocenti di conflitti oscuri restano senza nome, numeri senza identità, dobbiamo, con impegno, ricordare. Fare memoria! Le mafie hanno attaccato lo Stato, lo hanno combattuto con violenza per affermare la loro potenza, hanno influenzato la vita sociale, politica e istituzionale, ricercando il consenso del popolo anche grazie alle notevoli risorse economiche di cui dispongono; hanno intrapreso una strategia stragista che ha lasciato per strada morti ammazzati, vittime innocenti. Sono vittime la cui identità deve essere ricordata. I loro nomi fanno la storia di questo Paese e pronunciarli contribuisce a mantenere vivo il loro ricordo. Donne e uomini che hanno trovato la morte senza un motivo, senza colpe>.

In particolare, ha aggiunto il magistrato <Lamezia Terme è una comunità che piange donne e uomini uccisi dalla mano armata della ‘ndrangheta, dobbiamo ricordare i loro nomi per farli vivere con noi e per renderli immortali. Solo così la loro morte non sarà stata inutile. Fare memoria delle vittime significa sottolineare la crudeltà di una organizzazione criminale che non può essere vincente sul territorio, che sopprime le vite ma non la potenza sana della gente che non è sedotta dalla violenza. Ricordare Francesco Ferlaino, Antonio Raffaele Talarico, Francesco Tramonte, Pasquale Cristiano, Salvatore Aversa, Lucia Precenzano, Gennaro Ventura, Torquato Ciriaco, Francesco Pagliuso è un dovere per tutta la comunità, è la prova di resilienza alla mafia che la città di Lamezia Terme deve dare senza timore, senza esitazione. Nomi di persone che hanno fatto la storia della nostra comunità>.

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