Non è finita. Il braccio di ferro continua. Gli Stati Uniti insistono e alzano il livello dello scontro sui medici cubani impiegati all’estero. L’ultimo “no”, ancora più netto e politicamente pesante, arriva da Marco Rubio, segretario di Stato e tra i consiglieri più ascoltati del presidente Donald Trump. Una presa di posizione che pesa anche per la Calabria, evidenzia stamane la Gazzetta del Sud, dove la questione non è solo diplomatica ma incide direttamente sull’organizzazione degli ospedali.
Il caso Calabria
Dal 2022, nelle strutture sanitarie calabresi lavorano centinaia di medici arrivati grazie a un’intesa sottoscritta dalla Regione con la società cubana Csmc S.A.. Un accordo che, in diversi presìdi, ha consentito di garantire turni, riaprire reparti e scongiurare la chiusura di servizi essenziali.
In un sistema sanitario segnato da carenze croniche di personale, il contributo dei professionisti provenienti dall’isola caraibica è stato definito più volte determinante. A difendere con forza questa scelta è stato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha rivendicato l’utilità concreta dell’operazione per i cittadini.
La linea di Washington
Ma da Washington la linea resta rigida. L’amministrazione statunitense continua a chiedere lo stop alle missioni internazionali dei medici cubani, considerate parte di un sistema che gli Usa contestano da tempo. Attraverso dichiarazioni ufficiali e interventi diplomatici, gli Stati Uniti sollecitano i governi coinvolti a interrompere le collaborazioni con L’Avana.
La posizione espressa da Rubio rafforza questa pressione e riporta la vicenda al centro di un confronto che non è soltanto sanitario, ma anche politico e strategico.
Intanto, in Calabria, la questione resta aperta: tra esigenze immediate degli ospedali e tensioni internazionali, il futuro dell’intesa con Cuba si muove su un crinale sempre più delicato.


