Memorial per Andrea Frezza a Vibo Valentia, 12 anni senza la sua visionarietà

Il grande intellettuale, sempre ostacolato, che voleva rivoluzionare la nostra città

Un sanguigno interprete della vibonesità, esteta d’altri tempi in una terra allergica alla cura della bellezza. La città che così tanto amava, sempre prodiga di delusioni e sconfitte per la sua creatività al servizio della società.

La Libreria Cuori d’inchiostro, in occasione dell’anniversario dalla dipartita di Andrea Frezza, si è distinta nel panorama culturale locale per aver organizzato il ‘Viaggio nella memoria’, una serata tributo per onorare una memoria altrimenti incespicante.

La Libreria Cuori d’inchiostro, in occasione dell’anniversario dalla dipartita di Andrea Frezza, si è distinta nel panorama culturale locale per aver organizzato il ‘Viaggio nella memoria’, una serata tributo per onorare una memoria altrimenti incespicante.

Mercoledì 29 maggio, come evento inserito ne Il Maggio dei Libri in risposta all’appello annuale lanciato dal Centro per il Libro e La Lettura, Antonio Cavallaro – responsabile della comunicazione esterna per Rubbettino editore – ha curato la presentazione dell’ultimo libro pubblicato quando l’autore era ancora in vita, intitolato ‘Così viviamo per dire sempre addio’ ed edito nel 2010.

Pur essendo nato a Laureana di Borrello, sentiva un amore viscerale per Vibo Valentia, base di appoggio per ogni sua attività e protagonista di una trilogia di romanzi gialli a essa dedicata.

Fu lui a proporre, non troppo goliardicamente, un suo – ennesimo – cambio di nome in Viva, felice acronimo dei due odierni toponimi accostati.

Sceneggiatore, regista, documentarista, scrittore: un intellettuale a tutto tondo, figlio di una Calabria che non sa essere riconoscente nei confronti delle proprie eccellenze.

Vuoi per un atteggiamento di arretratezza, essendo da secoli periferia che si affanna a scimmiottare mode imperanti altrove distruggendo il patrimonio che potrebbe vantare.

Vuoi per la giovinezza dei nostri Atenei, nei quali insegnano docenti formatisi fuori regione non addentro alla produzione scientifica e artistica del territorio.

Fatto sta che chi scrive libri può aspirare a ottenere un minimo di considerazione calabrese solo dopo aver guadagnato la fama oltre i confini.

Andrea Frezza ne è tra gli emblemi più sofferti.

Qualcuno si ricorda ancora di un suo notevole cineforum organizzato da giovane, occasione per portare in città pellicole dal gusto raffinato ed esporre opere con la presenza di ospiti illustri.

Si laureò in Architettura e si interessò in seguito di antropologia, studiando a Parigi con l’eminentissimo Claude Lévi-Strauss e divenendo docente presso l’Università di Berkeley.

A Cinecittà lavorò con i maggiori rappresentanti del cinema internazionale e a Trento girò ‘Il gatto selvaggio, storia di un giovane nichilista (C. Cecchi)’ per testimoniare in presa diretta l’avvio del Sessantotto italiano.

La sua Viva fu ingiusta con lui, l’intellighenzia gli impedì di fargli portare a termine l’istituzione di una “fabbrica della cultura”: vedeva tante e tanti giovani capaci e talentuosi, impossibilitati però nello sviluppo delle competenze; veniva – viene? – loro negato il sogno del futuro.

Ad accompagnare Antonio Cavallaro, grande amico di Andrea e collaboratore per le sue avventure editoriali, la testimonianza del suo medico di fiducia, interlocutore privilegiato di Andrea per temi legati alla scrittura e all’arte.

Forse mai come stavolta il pubblico ha apportato alla conferenza un contributo emotivamente travolgente, con interventi tenuti da persone che ne erano molto legate.

La stessa sensibilità che lo aveva portato a cofondare il Comitato Provinciale Anpi Vibo Valentia per radunare chi aveva combattuto il nazifascismo, fu quella che gli consegnò un indescrivibile amareggiamento per l’immobilità cui la politica aveva condannato Viva.

Andrea riusciva a intravedere il bello là dove non c’era, perfino la sua vita fu simile a un’opera d’arte sui generis. Tutto era per lui sacrificabile sull’altare della bellezza. Se le condizioni in cui versiamo non sono tuttora cambiate, cosa ci è rimasto oggi di un tale personaggio?

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