La Meridionale Petroli resterà nel porto di Vibo Marina per altri vent’anni. Il sigillo è dell’Autorità di Sistema Portuale di Gioia Tauro che ha concluso con esito favorevole la Conferenza di servizi e approvato il rinnovo della concessione demaniale marittima per il mantenimento del deposito costiero di oli minerali nella zona ovest dello scalo, per chi non conosce bene Vibo Marina a poche decine di metri dal mare. L’area interessata supera i 26.700 metri quadrati e ospita impianti industriali, uffici, magazzini e strutture accessorie. Un rinnovo che blinda la presenza dello stabilimento fino al 2045.
L’indirizzo politico rimasto senza atti
Il provvedimento (certificato da una deliberazione del 3 febbraio scorso) arriva nonostante il Consiglio comunale di Vibo Valentia si fosse espresso all’unanimità per la delocalizzazione dell’impianto. Un atto politico chiaro che impegnava il sindaco Enzo Romeo ad attivarsi per spostare il deposito fuori dal porto cittadino, liberando una delle aree più strategiche per la riconversione urbana e turistica. A quell’indirizzo, però, non è seguito alcun intervento concreto. Il Comune non ha adottato varianti urbanistiche, vincoli o provvedimenti formali capaci di modificare la destinazione dell’area. Al punto che Meridionale Petroli e Autorità portuale hanno potuto continuare a giocare la loro partita sul velluto. L’iter amministrativo per il rinnovo della concessione è proseguito senza ostacoli e il sindaco Romeo ha perso non solo la battaglia politica, ma anche la faccia.
La determina che chiude la partita
Nella determinazione dell’Autorità portuale l’istanza della Meridionale Petroli viene ritenuta pienamente accoglibile. Sono approvate le risultanze della Conferenza di servizi e adottata la decisione finale che sostituisce tutti gli atti di assenso delle amministrazioni coinvolte. L’istruttoria viene dichiarata conclusa con esito favorevole. Di fatto, nessuna opposizione istituzionale ha inciso sul procedimento.
Porto turistico e industria pesante: una convivenza che blocca lo sviluppo
Il rinnovo apre una frattura evidente tra i progetti annunciati per Vibo Marina e la realtà delle scelte amministrative. Da una parte il racconto della città turistica, del porto turistico e degli investimenti sul waterfront. Dall’altra la conferma ventennale di un grande impianto industriale nello stesso perimetro portuale. Una presenza che rende incompatibile qualsiasi trasformazione reale dell’area in chiave turistica.
Una sconfitta politica
La vicenda segna una battuta d’arresto pesante per l’amministrazione comunale. Il voto del Consiglio non è stato tradotto in strumenti di governo del territorio. E in assenza di atti formali, le procedure hanno seguito la strada più semplice: il rinnovo. Il risultato è una scelta che favorisce la continuità industriale e congela per decenni il futuro urbano di Vibo Marina. Il futuro rinviato di una città costiera. Con questo provvedimento viene ipotecata una delle zone più strategiche del porto. La delocalizzazione, indicata come priorità politica, esce di scena. Per Vibo Marina si apre una lunga stagione di immobilismo forzato, mentre sviluppo turistico e rigenerazione urbana vengono ancora una volta rinviati.
La condanna allo sviluppo mancato
Con il rinnovo della concessione alla Meridionale Petroli non viene solo confermato uno stabilimento industriale: viene cancellata una prospettiva di futuro. Sul porto di Vibo Marina e sull’intero litorale vibonese cala una vera e propria sentenza di condanna allo sviluppo turistico. Altro che waterfront moderno, altro che porto turistico, altro che investimenti privati pronti a partire. Per i prossimi vent’anni tutto resta fermo, bloccato da una scelta che privilegia l’industria pesante nel cuore della città costiera. I progetti del gruppo Cascasi – fondati proprio sulla delocalizzazione come leva di rigenerazione urbana, occupazione e crescita – rischiano di fatto di essere smontati alla radice. Non per mancanza di idee o di capitali, ma per l’incapacità della politica di governare il territorio. Era stato detto chiaramente: senza spostare quel deposito non ci sarà sviluppo. E senza sviluppo, i giovani continueranno ad andarsene.
Oggi quelle parole suonano come una profezia che si auto avvera. Vibo Marina resta inchiodata al passato, mentre altre città costiere costruiscono futuro, lavoro e turismo. Qui invece si rinnova l’esistente, si tutela l’industria che fattura miliardi sulla pelle del territorio, che non lascia nulla.


