Meridionale Petroli, il Comune dice no alla chiusura del lungomare e rilancia la delocalizzazione

Al vertice sulla sicurezza il sindaco Romeo difende il territorio: i rischi non possono ricadere su cittadini e imprese. La concessione è scaduta e l’impianto resta incompatibile con il porto

Il Comune di Vibo Valentia alza la voce e prova a riprendersi la regia sulla gestione del territorio. Lo ha fatto oggi in Prefettura, nel corso del vertice sulla sicurezza esterna di Meridionale Petroli, lo stabilimento di idrocarburi che da decenni insiste nel porto di Vibo Marina e che, oggi più che mai, rappresenta un nodo strutturale di rischio. Al tavolo, convocato dal prefetto Anna Aurora Colosimo, erano presenti i rappresentanti della società, l’Autorità di Sistema portuale, la Capitaneria di porto, l’Agenzia delle dogane e il Comando provinciale dei vigili del fuoco. Per il Comune c’era il sindaco Enzo Romeo, che ha espresso una posizione chiara: la sicurezza non può tradursi nella chiusura del lungomare Amerigo Vespucci e nella paralisi della vita economica della Marina.

Il nodo sicurezza

Il nodo sicurezza

Il tema formale della riunione era la revisione del Piano di emergenza esterna, conseguente alla classificazione dell’impianto secondo la direttiva Seveso III. Sullo sfondo, però, c’è molto di più. Le ipotesi di interdizione al traffico veicolare del lungomare, anche solo in alcuni periodi dell’anno, aprirebbero uno scenario pesantissimo: spiagge isolate, attività commerciali e balneari penalizzate, investimenti messi a rischio. Il Comune ha messo nero su bianco che una simile soluzione condannerebbe alla desertificazione turistica la spiaggia più frequentata di Vibo Marina, scaricando sulla collettività il peso di un rischio generato da un insediamento industriale incompatibile con il contesto urbano.

Una posizione netta

Nel documento trasmesso e ribadito al tavolo prefettizio, l’amministrazione comunale ha richiamato un punto dirimente: è in corso una procedura di rinnovo ventennale della concessione demaniale, oggi scaduta, con Meridionale Petroli unico partecipante. Un eventuale rinnovo lungo congelerebbe qualsiasi prospettiva di sviluppo del porto e renderebbe definitiva una presenza che il Consiglio comunale ha già giudicato incompatibile. La delibera unanime di marzo 2025 parla chiaro: l’area portuale ha vocazione turistica e diportistica, non industriale. E la delocalizzazione a Portosalvo resta l’unica soluzione strutturale, capace di conciliare sicurezza, lavoro e sviluppo.

Imprese penalizzate

Il Comune ha anche evidenziato un altro aspetto spesso rimosso dal dibattito: lungo il tratto interessato insistono attività turistico-ricreative e commerciali pienamente legittimate, nate con tutti i pareri favorevoli degli enti oggi chiamati a imporre limitazioni. Imprese che, davanti a provvedimenti restrittivi, sono pronte a tutelarsi nelle sedi opportune. Un corto circuito amministrativo che rischia di esplodere, con contenziosi e conflitti sociali evitabili.

Una proposta concreta

Da qui la linea alternativa proposta dal Comune: se occorre garantire l’accesso ai mezzi di soccorso, lo si faccia utilizzando aree interne allo stabilimento, comprese porzioni oggi occupate da cisterne inutilizzate. Una soluzione tecnica possibile, che eviterebbe la chiusura della strada e un’ulteriore mortificazione della comunità. Il messaggio politico è chiaro: la sicurezza è una priorità assoluta, ma non può gravare solo sui cittadini. Deve essere bilanciata con gli interessi della città e con una pianificazione coerente del futuro.

Il tempo delle scelte

Il Comune ribadisce di non opporsi all’attività economica in sé, né di ignorare il valore storico e occupazionale di Meridionale Petroli. Ma insiste su un punto non più rinviabile: la presenza dell’impianto nel porto è insostenibile, oggi più di ieri, soprattutto alla luce di una concessione scaduta. La partita è aperta. Ma una cosa è certa: Vibo Marina non può continuare a pagare il prezzo di decisioni rinviate. Ora la città chiede che la politica e le istituzioni scelgano. E se ne assumano la responsabilità.

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