Il Museo Archeologico Nazionale Vito Capialbi di Vibo Valentia rischia di diventare un museo “a mezzo servizio”. Da alcune settimane, infatti, la struttura è aperta soltanto due giorni alla settimana, una situazione che – secondo il Movimento 5 Stelle – rappresenta un fatto senza precedenti nella storia ultracinquantennale del principale presidio culturale della città.
La denuncia arriva dai consiglieri comunali pentastellati Silvio Pisani (capogruppo), Angela Cutrullà e Jessica Comito, che in una nota parlano di “un duro colpo per l’offerta culturale della città e dell’intero territorio”.
I contratti non rinnovati
Alla base della drastica riduzione delle aperture ci sarebbe il mancato rinnovo dei contratti di quasi trecento professionisti precari del Sud Italia impiegati nel sistema dei beni culturali: vigilanti, archeologi, architetti ed esperti che fino a poche settimane fa garantivano il funzionamento di musei e soprintendenze.
Si tratta di lavoratori entrati in servizio il 1° settembre 2023 tramite procedura pubblica e poi prorogati per dodici mesi. Dal primo marzo, però, il rinnovo non è stato previsto né nella legge di bilancio né nel decreto Milleproroghe. Secondo il M5S la conseguenza è immediata: istituti culturali costretti a ridurre gli orari di apertura, soprintendenze in difficoltà e servizi sempre più indeboliti.
L’attacco al Governo
Il Movimento punta il dito contro l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusato di non aver garantito la continuità lavorativa dei professionisti e di aver messo in difficoltà il sistema culturale.
Nella nota si evidenzia anche quello che viene definito “un paradosso”: nonostante le risorse del Pnrr ottenute dal governo guidato in passato da Giuseppe Conte per rilanciare i luoghi della cultura, oggi – secondo i pentastellati – non si riesce nemmeno ad assicurare la normale apertura dei musei. Per Vibo Valentia la ricaduta sarebbe particolarmente pesante, perché il “Capialbi” rappresenta uno dei principali poli culturali della Calabria e un punto di riferimento per cittadini, studiosi e visitatori.
Nel mirino anche il Ministero della Cultura
Le critiche si estendono anche all’azione del Ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli. “Viene il sospetto – si legge nella nota – che il ministro, a furia di esaltare il Futurismo, abbia spinto la sua maggioranza a prendere alla lettera il manifesto di Filippo Tommaso Marinetti”. Un riferimento provocatorio alla celebre frase del manifesto futurista in cui si proclamava: “Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie”. Una citazione utilizzata dal Movimento per denunciare quello che viene definito lo stato di abbandono di diversi poli culturali del Paese.
L’iniziativa parlamentare
Dal territorio, intanto, arriva la richiesta di un intervento immediato per evitare che il museo resti di fatto paralizzato. Sul piano parlamentare il Movimento 5 Stelle annuncia un’azione concreta: il portavoce alla Camera Riccardo Tucci ha depositato un emendamento finalizzato al rinnovo dei contratti e all’avvio di un percorso di stabilizzazione dei lavoratori coinvolti.
Per i consiglieri comunali pentastellati non si tratta soltanto di una questione occupazionale, ma di una scelta che riguarda il futuro del patrimonio culturale.


