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Nettezza urbana, salari in ritardo: stato di agitazione a Tropea e Rombiolo

Il sindacato Untia denuncia mancati pagamenti ai lavoratori della ditta Muraca e chiama in causa Prefettura e Comuni: ritardi sistematici che mettono in difficoltà le famiglie

È stato proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori della raccolta rifiuti impegnati nel servizio di igiene urbana a Tropea, con estensione della protesta anche a Rombiolo. La segnalazione arriva dall’organizzazione sindacale Untia, che ha inviato una comunicazione formale alla Prefettura di Vibo Valentia e ai Comuni interessati, oltre che alla ditta Muraca.

Senza stipendi serpeggia la protesta

Al centro della vertenza c’è il mancato pagamento delle retribuzioni del mese di marzo 2026, una situazione che – secondo il sindacato – si ripresenterebbe con una certa sistematicità, generando tensioni crescenti tra gli operatori ecologici. “Ritardo ingiustificato nei pagamenti – senza che, ad oggi, i lavoratori abbiano alcuna data certa in cui tali sospirati pagamenti possano arrivare – che sta contribuendo ad aggravare sensibilmente il già grave disagio economico e psichico dei lavoratori”, si legge nella comunicazione inviata alla Prefettura.

Dura presa di posizione del sindacato

Durissimo anche il commento del coordinatore provinciale Untia, Vincenzo Comito, che punta il dito contro la catena dei pagamenti tra enti pubblici e azienda: “È facile fare azienda quando si aspettano i soldi dal Comune e pagare gli operai quando ti paga il Comune. Un’azienda così grande non si può permettere di lasciare per un mese i lavoratori quasi in balìa degli eventi”. Nel documento sindacale viene inoltre ribadito come il salario rappresenti un “credito alimentare”, essenziale per la vita quotidiana delle famiglie, e come l’incertezza nei pagamenti incida direttamente sulla serenità dei lavoratori, spesso costretti a far fronte a impegni economici già assunti.

Proclamato lo stato di agitazione

Untia sottolinea infine che si tratta di una condizione non più episodica ma ripetuta nel tempo, motivo per cui la proclamazione dello stato di agitazione viene definita come “l’unico strumento rimasto per far emergere il disagio”. La richiesta ora è l’attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla normativa, con un intervento della Prefettura per convocare le parti e chiarire le responsabilità della filiera dei pagamenti che coinvolge Comuni e azienda.

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