L’obitorio dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia è chiuso da mesi per carenze igienico-sanitarie. Le sale destinate alle autopsie sono inutilizzate e, quando un decesso richiede un esame autoptico, le salme continuano a essere trasferite all’Istituto di Medicina legale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Una situazione che, anche durante l’estate appena trascorsa, ha assunto contorni particolarmente pesanti, considerato il numero di persone decedute in incidenti stradali e in mare.
Salme trasferite fuori provincia
Il problema non riguarda soltanto l’organizzazione sanitaria. Ogni trasferimento significa costi aggiuntivi, movimentazione della salma, necessità di scorta durante il trasporto e ulteriori adempimenti. Prima dello spostamento fuori provincia è inoltre necessario l’esame esterno della salma da parte del medico legale. A questo si aggiunge un aspetto particolarmente delicato: il passaggio dalla cella frigorifera alla cassa utilizzata per il trasporto può determinare alterazioni cadaveriche, con il rischio di modificare le condizioni della salma e, nei casi sottoposti ad accertamenti giudiziari, anche elementi utili alla valutazione di lesioni e prove.
Non si tratta, dunque, di un semplice problema logistico. Per i familiari significa affrontare ritardi, spostamenti, ulteriori incombenze burocratiche e una situazione di forte stress in un momento già segnato dal lutto.
Anche i riscontri diagnostici sono un problema
La chiusura dell’obitorio sembra produrre conseguenze anche sull’attività interna dell’ospedale. Lo Jazzolino non può effettuare i riscontri diagnostici delle morti avvenute in ospedale nelle condizioni previste dalla normativa, con un ulteriore limite per un presidio sanitario che già deve fare i conti con numerose criticità. Eppure, nonostante la delicatezza della questione, sulla riapertura dell’obitorio sembra essere calato il silenzio. Non risultano, almeno pubblicamente, risposte sufficientemente chiare sui tempi necessari per ripristinare una struttura essenziale.
Il nodo degli incarichi autoptici
C’è poi un’altra questione che merita attenzione e che riguarda gli accertamenti disposti dalla Procura. Il trasferimento sistematico delle salme verso l’Istituto di Medicina legale di Catanzaro rischia di trasformare una situazione emergenziale in una procedura consolidata. Allo stesso istituto sono state trasferite, tra le altre, le salme del professor Antonio Reggio, morto dopo essere stato accoltellato dalla badante, e di Romania Piccolo, 42 anni, deceduta a seguito di un’emorragia dopo un intervento chirurgico. Il punto non è mettere in discussione la professionalità dell’Istituto di Medicina legale di Catanzaro, ma interrogarsi sull’opportunità che, in assenza dell’obitorio vibonese, gli accertamenti autoptici finiscano di fatto per concentrarsi sempre nella stessa struttura. È una questione che investe anche il tema della rotazione degli incarichi e che meriterebbe risposte trasparenti.
Una struttura sanitaria che non può restare ferma
L’obitorio è una parte dell’ospedale, non un servizio accessorio. La sua chiusura prolungata aggiunge un’altra criticità a un presidio già alle prese con carenze e difficoltà organizzative. Per questo non basta più prendere atto dell’emergenza. Occorre sapere perché l’obitorio sia ancora chiuso, quali interventi siano stati effettuati, quali restino da completare e soprattutto quando potrà tornare operativo. Perché anche dopo la morte, una persona ha diritto a essere trattata con rispetto. E una famiglia che perde un proprio caro ha diritto a non dover affrontare, oltre al dolore, anche le conseguenze di una struttura sanitaria che non è in grado di garantire un servizio essenziale.



