Nessuno sconto da parte del Tribunale del Riesame per gli indagati della cruenta guerra di mafia che ha insanguinato il territorio delle Preserre Vibonesi. Il collegio giudicante, presieduto da Silvia Manni e composto a latere dai giudici Bosco e Bortone, ha confermato integralmente le misure cautelari disposte dal gup lo scorso 15 aprile. La decisione dei giudici convalida così l’impianto accusatorio della Dda di Catanzaro anche per i presunti responsabili dell’omicidio di Filippo Ceravolo, il diciannovenne rimasto ucciso nell’agguato del 25 ottobre 2012.
Il Tribunale ha rigettato i ricorsi presentati da Giovanni Alessandro Nesci, assistito dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino e considerato l’esecutore materiale del delitto, e da Nicola Ciconte e Bruno Lazzaro. Questi ultimi due, difesi rispettivamente dagli avvocati Antonio Larussa e Vincenzo Nobile, avrebbero invece operato come basisti, fornendo il segnale decisivo ai killer che attendevano nascosti nella vegetazione.
La possibile regia
La conferma delle custodie cautelari ha riguardato anche gli altri soggetti coinvolti nella medesima inchiesta, a partire da Rinaldo Loielo, indicato dagli investigatori come la figura al vertice dell’associazione criminale. Per quanto riguarda la sua posizione nel delitto del diciannovenne, il gip aveva comunque ritenuto insufficienti le prove per qualificarlo come mandante dell’omicidio Ceravolo, evidenziando che “per quanto sia altamente verosimile che i predetti abbiano agito sotto la (consueta) regia di Rinaldo Loielo, deve evidenziarsi l’assenza di elementi indiziari gravi, univoci e concordanti”.
L’ordinanza del Riesame si è conclusa con il rigetto dei ricorsi avanzati da Giovanni Nesci, Nicola Criniti e Salvatore Emmanuele, i quali restano tutti sottoposti alle misure disposte ad aprile.


