Peculato e truffa: indagati medici, infermieri e un avvocato. Visite private fuori da ogni regola

Operazione congiunta tra Guardia di Finanza e carabinieri del Nas di Catanzaro. Eseguito anche un sequestro preventivo di un immobile

Nella mattinata di oggi, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro e del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dei Carabinieri, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza con la quale il gip del Tribunale di Catanzaro, Sara Mazzotta, ha disposto, per la durata di dodici mesi, l’applicazione di misure interdittive chieste dal pm Domenico Assumma nei confronti di quattro soggetti per la ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine ai delitti, a vario titolo ipotizzati nei loro confronti, rispettivamente, di associazione per delinquere finalizzata al peculato e alla truffa ai danni dello Stato e di autoriciclaggio.
Si tratta del principale facente funzioni del reparto di Oculistica, Marco Scicchitano; dei due infermieri Annarita Procopio e Riccardo Sperlì e dell’imprenditore cosentino Maurizio Gigliotti.
Gli indagati sono però in tutto sette e, tra questi, quelli senza alcuna misura cautelare sono: l’avvocato Antonio Torchia, l’amministratore unico di una nota clinica privata, Melania Musso, e Ugo Vescio, generale di brigata medico dei carabinieri che per anni ha lavorato in Calabria. Per il dirigente medico e i due infermieri, tutti dipendenti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Renato Dulbecco”, è stata disposta la misura interdittiva della sospensione dal pubblico ufficio/servizio; per l’imprenditore cosentino, operante nel settore medicale, è stata disposta quella del divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale. Contestualmente, è stata data esecuzione al sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le Indagini preliminari, di due immobili nella disponibilità di uno degli indagati. Nel procedimento, inoltre, risultano indagati ulteriori tre soggetti per favoreggiamento personale o reale.

I provvedimenti, emessi su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, scaturiscono dalla complessa attività di indagine svolta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/Gruppo Tutela Spesa Pubblica della Guardia di Finanza e dal Nas dei Carabinieri di Catanzaro. Le complesse indagini (che si sono articolate in attività di intercettazione e di perquisizioni) hanno consentito di delineare – nella fase delle indagini preliminari – la gravità indiziaria circa la sussistenza di un’associazione per delinquere e di plurimi episodi di peculato di dispositivi medici vari e farmaci perpetrati da un sanitario e da due infermieri in servizio presso l’Unità Operativa “Oculistica” dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro (ex A.O. “Pugliese – Ciaccio”), in concorso con un imprenditore operante nel settore medicale.

I provvedimenti, emessi su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, scaturiscono dalla complessa attività di indagine svolta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/Gruppo Tutela Spesa Pubblica della Guardia di Finanza e dal Nas dei Carabinieri di Catanzaro. Le complesse indagini (che si sono articolate in attività di intercettazione e di perquisizioni) hanno consentito di delineare – nella fase delle indagini preliminari – la gravità indiziaria circa la sussistenza di un’associazione per delinquere e di plurimi episodi di peculato di dispositivi medici vari e farmaci perpetrati da un sanitario e da due infermieri in servizio presso l’Unità Operativa “Oculistica” dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro (ex A.O. “Pugliese – Ciaccio”), in concorso con un imprenditore operante nel settore medicale.

Sulla base della ritenuta gravità indiziaria, il medico avrebbe omesso di versare all’azienda ospedaliera parte dei compensi ritratti dallo svolgimento di attività professionale in regime di intramoenia allargata (relativi cioè alle visite mediche svolte presso il proprio studio privato per conto dell’Azienda ospedaliera); inoltre, con la collaborazione dei due infermieri (legati all’Azienda Ospedaliera da rapporto di lavoro esclusivo), avrebbe eseguito interventi chirurgici privatamente, pur in assenza di specifica autorizzazione sanitaria, impiegando materiale sanitario sottratto all’Azienda ospedaliera, che veniva in tal modo autoriciclato, e si sarebbe avvalso di false fatture emesse dall’imprenditore di fiducia per giustificare la disponibilità di dispositivi e materiale sanitari sottratti all’azienda ospedaliera.

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