Piero Badaloni e i suoi cinquant’anni di TV: “Oggi troppa polarizzazione nei social”

A Vibo il celebre conduttore del Tg1 analizza l'evoluzione dei media, invitando i giovani giornalisti a ritrovare il valore fondamentale della verifica delle fonti

Cinquanta anni davanti alle telecamere, nelle redazioni, nei corridoi di Viale Mazzini e nelle stanze dove si decideva il racconto del Paese. Piero Badaloni, uno dei mezzobusti più celebri della televisione italiana, ripercorre la sua lunga esperienza nel servizio pubblico con uno sguardo lucido e appassionato sulla Rai che è stata e su quella che verrà. Lo fa attraverso il volume “La Rai che ho vissuto. Diario di un (tele)cronista”, edito da Le Piccole Pagine e presentato a Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia nell’ambito del “Maggio dei libri”, evento organizzato da Maria Teresa Marzano. “Il pluralismo dell’informazione è uno di quei beni comuni intangibili di cui si nutre la democrazia”, afferma Badaloni, sottolineando come, quando il servizio pubblico radiotelevisivo non rispetta questo principio fondamentale, venga meno la possibilità per i cittadini di formarsi un’opinione in modo corretto, elemento essenziale per il funzionamento di una società sana.

Si tratta di parole che pesano, soprattutto perché pronunciate da chi ha attraversato mezzo secolo di storia italiana raccontando crisi politiche, cambiamenti sociali, tragedie nazionali e momenti di speranza. Per generazioni di telespettatori, Badaloni ha rappresentato il volto rassicurante del Tg1: una presenza autorevole, sobria e mai sopra le righe, nel solco di un giornalismo che metteva al centro la notizia e il rispetto per il pubblico. Nel suo racconto emerge una Rai diversa, forse più lenta ma più consapevole del proprio ruolo istituzionale. La televisione pubblica, ricorda il giornalista, non dovrebbe mai inseguire il rumore della propaganda o la logica degli schieramenti permanenti, poiché la sua vera missione resta quella di garantire equilibrio, approfondimento e confronto.

Presidio di credibilità

Badaloni non indulge nella nostalgia, ma mette in guardia dai rischi di una comunicazione sempre più polarizzata. Nell’epoca dei social network e dell’informazione istantanea, il servizio pubblico resta secondo lui un presidio fondamentale di credibilità, a patto che si ricordi che la fiducia si conquista con il rigore e non con la spettacolarizzazione. Il volto storico del Tg1 parla anche del mestiere del giornalista, cambiato radicalmente negli ultimi decenni nel passaggio dalle telescriventi alle dirette digitali, fino alla pressione continua delle notizie online. Nonostante queste trasformazioni tecnologiche, il principio cardine deve restare immutato: verificare sempre i fatti. La libertà d’informazione non è mai garantita una volta per tutte e, come conclude Badaloni, deve essere difesa ogni giorno, specialmente all’interno del servizio pubblico, che appartiene per sua natura ai cittadini e non ai governi di turno.

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