Il caso dell’araucaria secolare abbattuta nel centro storico di Pizzo approda in Consiglio comunale aperto, convocato dopo settimane di proteste e mobilitazione civica. Un’assemblea partecipata, con una presenza numerosa di cittadini, segno evidente di un’attenzione che non si è mai attenuata dopo il taglio dell’albero simbolo. Al centro del confronto, le responsabilità dell’abbattimento, il regime di tutela dell’esemplare e la titolarità dell’area su cui insisteva. Temi che hanno alimentato un dibattito acceso, in un clima segnato da tensioni e richiesta diffusa di chiarimenti.
La difesa del sindaco
In apertura, il sindaco Sergio Pititto ha ricostruito l’azione amministrativa, spiegando che già a dicembre era stato avviato l’iter per il censimento e il riconoscimento dell’araucaria come albero monumentale. Un percorso che, secondo il primo cittadino, ha ricevuto conferma della regolarità degli atti solo il 9 aprile, dunque dopo i fatti contestati. Un elemento che l’amministrazione considera centrale per inquadrare la vicenda e delimitare le responsabilità.
L’attacco della minoranza
Di segno opposto le posizioni dei consiglieri di minoranza, De Pasquale e Federico, che hanno puntato il dito contro presunti ritardi e omissioni. Secondo i due esponenti, proprio queste criticità avrebbero consentito l’abbattimento dell’albero, che – sostengono – non sarebbe avvenuto in presenza di un’azione amministrativa più tempestiva ed efficace.
La voce dei cittadini: tra rabbia e sfiducia
Ampio spazio è stato dato agli interventi dei cittadini, che hanno restituito un clima di forte indignazione e crescente sfiducia. L’episodio dell’araucaria è stato più volte indicato come simbolo di un disagio più ampio, legato alla gestione del territorio e alla percezione di questioni rimaste irrisolte. Non sono mancate domande anche su altri aspetti della vicenda, tra cui l’ipotesi – circolata nei mesi scorsi – della realizzazione di una piscina nell’area, su cui è stato chiesto al Comune di fare piena chiarezza.
Un caso ancora aperto
Il Consiglio comunale aperto non chiude la vicenda, ma segna un passaggio importante nel confronto tra istituzioni e cittadinanza. Sul tavolo restano interrogativi su responsabilità, tutele e controlli, mentre la richiesta che arriva dall’aula è una sola: fare luce definitiva su quanto accaduto e ristabilire un rapporto di fiducia con la comunità.


