Pizzo, l’Asp finisce sott’accusa: avete smantellato i servizi e negato la Casa di Comunità con una scusa. Ora basta!

Giuseppe De Caria, del Comitato Pro Ospedale Pizzo, accusa i vertici sanitari di avere impoverito il Santa Maria del Carmine e chiede conto della mancata assegnazione della Casa di Comunità: protesteremo a oltranza

A Pizzo la misura è colma. E la protesta davanti allo Jazzolino di Vibo Valentia di sabato 29 agosto mette nero su bianco una contestazione che da anni attraversa la città: il progressivo impoverimento del Centro servizi sanitari e socio-sanitari Santa Maria del Carmine. A parlare è Giuseppe De Caria, esponente della sinistra pizzitana e rappresentante dell’intersodalizio Comitato Pro Ospedale Pizzo. Il tono è quello di chi non chiede più rassicurazioni, ma pretende spiegazioni.

De Caria parla apertamente di “delusione” e “rabbia” per quelle che definisce “disdicevoli” e “miserevoli politiche sanitarie” riservate dall’Asp di Vibo Valentia alla struttura pizzitana. E mette in fila i servizi che, secondo la sua denuncia, sono stati soppressi o mai più riattivati. Un elenco che restituisce l’immagine di una struttura progressivamente privata delle proprie funzioni.

Il Santa Maria del Carmine perde pezzi

Urologia, geriatria, endocrinologia e otorinolaringoiatria: sono questi, secondo De Caria, alcuni dei servizi sanitari soppressi. A questi si aggiungono diabetologia e radiologia, che il Comitato denuncia come servizi mai più riattivati. Ma non è soltanto la medicina specialistica a finire sotto accusa. Nel tempo, sostiene De Caria, sono venuti meno anche servizi amministrativi essenziali come il rinnovo annuale dell’esenzione ticket e la scelta e revoca del medico di base. Non sono dettagli. Per una parte della popolazione, soprattutto anziani e cittadini con minori strumenti digitali, significa dover affrontare altri spostamenti, altri uffici, altre attese. È la distanza tra una sanità territoriale promessa sulla carta e quella che il cittadino incontra quando ha bisogno di una prestazione.

Pnrr: soldi investiti, struttura non valorizzata

Nel mirino finisce anche la Centrale Operativa Territoriale, realizzata attraverso risorse del Pnrr. Un investimento che, nella lettura del Comitato, non avrebbe prodotto quella valorizzazione e quel potenziamento che il territorio si aspettava. De Caria contesta quindi non soltanto ciò che è stato cancellato, ma anche ciò che, pur essendo stato finanziato e realizzato, non sarebbe stato messo nelle condizioni di esprimere pienamente la propria funzione.

La domanda che Pizzo continua a porre

Poi c’è la Casa di Comunità. Ed è qui che la protesta assume i toni più duri. Secondo De Caria, a Pizzo sarebbe stata negata circa tre anni fa con una motivazione precisa: il Santa Maria del Carmine sarebbe stato troppo vicino all’ospedale di Vibo Valentia. Una spiegazione che il Comitato oggi considera incomprensibile e che De Caria definisce “vergognosa e falsa”. Perché? Perché nel frattempo, ricorda, una Casa di Comunità è stata aperta a Vibo Valentia, a Moderata Durant, a pochi chilometri dalla struttura ospedaliera del capoluogo. Ed è questa la contraddizione sulla quale Pizzo pretende risposte. Se la vicinanza allo Jazzolino era sufficiente per escludere il Santa Maria del Carmine, perché la stessa logica non avrebbe dovuto valere per Moderata Durant?

Una struttura già pronta, un’occasione perduta

La contestazione diventa ancora più pesante perché, secondo il Comitato, Pizzo disponeva già di una struttura che avrebbe potuto ospitare la Casa di Comunità. Una sede ritenuta logisticamente più facilmente raggiungibile e potenzialmente capace di servire non soltanto Pizzo, ma una parte più ampia del territorio provinciale. Per De Caria, dunque, non si tratta semplicemente di una scelta organizzativa. Si tratta di una decisione che avrebbe privato il territorio di un presidio di assistenza sanitaria di prossimità, mentre altrove la stessa soluzione è stata realizzata. Da qui l’accusa di una gestione che, a suo giudizio, avrebbe penalizzato Pizzo senza fornire una spiegazione convincente. Ed è proprio su questa vicenda che il Comitato annuncia di voler continuare la battaglia.

La decisione: protesteremo a oltranza

De Caria non usa formule diplomatiche. Accusa la politica e i vertici sanitari calabresi di “malafede” e sostiene che la loro condotta avrebbe “offeso e calpestato la dignità” dei cittadini pizzitani. “Protesteremo a oltranza”, annuncia. Non è quindi una manifestazione destinata a chiudersi davanti ai cancelli dello Jazzolino, ma l’apertura di una nuova fase della vertenza sul Santa Maria del Carmine.

Il confronto negato con Sestito

E infine c’è il capitolo del confronto istituzionale. De Caria chiama direttamente in causa il direttore generale dell’Asp vibonese Angelo Vittorio Sestito. Il Comitato, sostiene, avrebbe chiesto di essere ricevuto senza ottenere l’incontro. E proprio questo mancato confronto viene indicato da De Caria come un ulteriore elemento di una gestione che, a suo giudizio, non avrebbe dato risposte alla comunità pizzitana. La questione, a questo punto, è semplice e tutt’altro che marginale: perché Pizzo ha perso servizi, perché la Casa di Comunità è stata negata al Santa Maria del Carmine e perché la stessa motivazione della distanza da Vibo non ha impedito di aprire una struttura a Moderata Durant? Sono le domande poste dal Comitato Pro Ospedale Pizzo davanti allo Jazzolino. E sulle quali, dopo anni di proteste, pretende finalmente risposte.

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