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Ridate al Vibonese il diritto alla salute, la politica è assente. Parte un’altra petizione

Gli ospedali della provincia al collasso: fondi tagliati e cittadini abbandonati, il grido di un territorio dimenticato

C’è una Calabria che soffre in silenzio, e dentro questa Calabria c’è un territorio che sembra ormai invisibile: il Vibonese. Invisibile per la politica, per la Regione, per chi distribuisce risorse e pianifica servizi come se la salute avesse un codice di avviamento postale. Invisibile per chi amministra una sanità che si definisce “pubblica”, ma che nei fatti discrimina, isola e punisce.

Un’altra petizione popolare

Da pochi giorni, una nuova petizione popolare — promossa dal dottore Soccorso Capomolla, va ad aggiungersi a quelle precedenti promosse da cittadini, movimenti e associazioni – raccoglie firme per dire basta. Un documento chiaro, senza giri di parole: “Siamo cittadini vibonesi e crediamo che la salute non debba dipendere dal Cap”. Dietro quella frase, però, non c’è solo una rivendicazione morale, ma una denuncia precisa, supportata da numeri che fanno tremare i polsi.

I decreti che gridano vendetta

Secondo i dati ufficiali dei Decreti del Commissario ad Acta (DCA 146/2023, 92/2024 e 181/2025), l’Asp di Vibo Valentia è stata penalizzata nei riparti del Fondo Sanitario Regionale: oltre 30 milioni di euro in meno rispetto al 2022, con una quota pro capite tra le più basse della Calabria. Una scelta che non ha alcuna logica sanitaria, ma che ha avuto conseguenze devastanti: ospedali sotto organico, reparti chiusi o accorpati, liste d’attesa interminabili, pazienti costretti a emigrare per una visita o un intervento.

Comunità condannate alla rinuncia

La ferita più profonda, però, non è solo economica. È sociale. È umana. Perché in un territorio già segnato da indici di mortalità e di deprivazione sociale tra i più alti della regione, sottrarre risorse significa condannare intere comunità alla rinuncia. Alla rassegnazione. Alla fuga. Eppure la Costituzione è chiara: la salute è un diritto fondamentale dell’individuo, non un privilegio concesso per residenza o convenienza politica.

Criteri di riparto iniqui

Ma allora di chi è la colpa? Le responsabilità hanno nomi e cognomi. Della Regione, che ha approvato criteri di riparto iniqui, ignorando ogni principio di equità territoriale. Dell’Asp di Vibo Valentia, che non ha mai deliberato un piano territoriale né attivato gli interventi necessari per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) carenti.

Una corretta perequazione

Il risultato è un sistema che collassa mentre i cittadini si sentono soli, impotenti, traditi. Un territorio che ha perso non solo risorse, ma fiducia nelle istituzioni. La petizione, lanciata anche dal dottor Soccorso Capomolla, è un grido che parte dal basso: chiede il ripristino dei fondi 2022 (303 milioni di euro), la corretta perequazione delle risorse secondo gli indici reali di mortalità e deprivazione sociale (+15,8 milioni di euro) e l’attuazione immediata dei Lea utilizzando le risorse mai impiegate per il territorio (+5,7 milioni). Totale: oltre 27 milioni di euro che mancano all’appello.

Una battaglia di dignità

Non è una battaglia di numeri, è una battaglia di dignità. È la voce di chi, stanco di viaggiare cento chilometri per una tac o di aspettare mesi per una visita, chiede solo giustizia. Giustizia sanitaria, sì. Perché a Vibo Valentia – oggi più che mai – curarsi è diventato un lusso. E quando la sanità diventa un privilegio, la democrazia è già malata.

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