Se a scendere in piazza è la Casa della Carità, allora la sanità ha smesso di ascoltare. La protesta di ieri davanti all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia non è stata solo simbolica, ma un grido reale. Da settembre non arrivano i pagamenti per prestazioni già erogate. Eppure le terapie sono andate avanti, tra sacrifici, responsabilità e silenzi istituzionali. Oggi però il rischio di sospensione è concreto e riguarda soprattutto i più piccoli. Sul territorio servirebbero oltre 40 mila ore di terapia, mentre le liste di attesa continuano a crescere. Dal 2017 si attende l’ampliamento delle prestazioni, richiesto e completato ad aprile 2025. Ad oggi, però, nessuna comunicazione ufficiale è arrivata. L’Asp e i commissari dell’Asp di Vibo Valentia finiscono ancora una volta sott’accusa.


