Salva l’identità di Parghelia: la Soprintendenza blocca la mannaia sul granito storico, ma resta il nodo del Muro della Pigna

Il Ministero della Cultura stoppa la cementificazione delle storiche scalinate e dei cordoni in granito a Parghelia, accogliendo l'istanza di Italia Nostra in attesa del verdetto definitivo sul Muro della Pigna

Parghelia, distrutta quasi totalmente dal terremoto del 1905, ha ripreso forma urbanistica a partire dal 1926 grazie all’attuazione del piano redatto dall’architetto Alberto Bedarida e approvato dall’amministrazione guidata dal sindaco Bonaventura Meligrana. Il progetto, ispirato all’architettura razionalista, ha dato vita a una mirabile orditura geometrica di marciapiedi e scalinate arricchite da cordoli, caditoie e sottogradi in granito. Si tratta di un materiale estratto dalle cave locali di epoca romana, lavorato a mano dalle maestranze e caratterizzato da tonalità straordinarie — dall’ocra rosato al grigio luminoso — capaci di mantenersi intatte anche dopo un secolo.

Il progetto di riqualificazione del 2025

Nel 2025 l’Amministrazione comunale ha impostato un intervento di “riqualificazione” del corso principale che, secondo le denunce di Italia Nostra, rischiava di cancellare l’identità storica del borgo. I cordoli, i sottogradi e le caditoie in granito venivano trattati come semplici elementi privi di valore, ridotti a strisce decorative annegate in un getto di cemento uniforme per livellare corso e marciapiedi, compromettendo l’originaria orditura geometrica.

Il dibattito pubblico e le richieste di modifica rimaste inattuate

A fronte del malcontento popolare emerso in partecipate assemblee cittadine — promosse dallo stesso sindaco Antonio Landro e dal gruppo consiliare “Guardare al Futuro”, con il contributo di Italia Nostra e di esperti come i professori Lonetti, Campennì e Meligrana — è stato evidenziato l’obbligo di tutelare i luoghi. Nonostante le sollecitazioni del sindaco ai progettisti per rivedere l’opera, le modifiche sostanziali non sono arrivate: il progetto ha continuato a prevedere l’innalzamento del piano stradale, la cementificazione dei cordoli (forati per ospitare paletti dissuasori), una pavimentazione ad effetto pixel estranea ai cromatismi locali e la demolizione dello storico “muro della Pigna”.

Lo stop formale della Soprintendenza sui beni in granito

Per fermare la cancellazione della memoria materiale e immateriale, nel luglio 2026 la sezione di Vibo Valentia di Italia Nostra si è rivolta formalmente alla Soprintendenza. Il 29 settembre è arrivato il provvedimento ufficiale (firmato dal rup arch. Rita Cicero, dall’arch. Roberta Filocamo e dal direttore generale Fabrizio Magani) che impone il divieto assoluto di alterare o distruggere l’orditura dei cordoli e delle scalinate in granito, introducendo rigide prescrizioni di tutela.

Il nodo irrisolto del “Muro della Pigna”

Se i materiali in granito hanno trovato protezione, la sorte del cinquecentesco (o comunque risalente al XVII secolo) “muro della Pigna” resta aperta. La Soprintendenza ne ha sospeso la demolizione, rimettendo la decisione finale alla Commissione Regionale Patrimonio Culturale (Co.Re.Pa.Cu.), presieduta dall’architetta Stefania Argenti. L’11 ottobre Italia Nostra, guidata dal presidente avv. Alessandro Caruso Frezza e forte delle ricerche d’archivio del prof. Francesco Campennì (con i contributi dei professori Francesca Marturano, Rosario Chimirri e Francesco Cuteri), ha depositato una nuova nota. In essa si confuta il parere favorevole alla demolizione della SABAP locale, ribadendo l’immenso valore storico del muro — considerato l’ultima cornice a protezione del Santuario della Madonna di Portosalvo — e chiedendone la salvaguardia definitiva per evitare danni irreparabili al complesso monumentale.

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