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Sanità a Vibo, ripartenza sotto osservazione: Sestito e Lazzaro tracciano la rotta tra personale, emergenza e medicina di prossimità

Continuità con la gestione commissariale, piano assunzionale rivisto, più postazioni di emergenza e sfida decisiva sulle Case della Comunità: l’Asp prova a trasformare i progetti in servizi concreti

Prima uscita pubblica, primi segnali operativi. C’è solo da incrociare le dita perché il quadro è disastroso. Il nuovo commissario dell’Asp di Vibo Valentia, Vittorio Sestito, affiancato dal direttore sanitario Ilario Lazzaro, ha messo subito in chiaro un punto: non si parte da zero. L’azienda sanitaria – è il messaggio – è già dentro un percorso di continuità amministrativa e sanitaria costruito negli ultimi mesi con la Commissione straordinaria. Ma la vera sfida, adesso, è trasformare i piani in risultati concreti.

Continuità e metodo: “Nessun alibi”

Sestito  lo dice senza giri di parole: la conoscenza dell’Asp c’era già, maturata sia in Regione sia nell’ultimo anno all’interno dell’azienda. Questo significa una cosa precisa: niente giustificazioni future. La Commissione uscente, sottolinea, non si è limitata a un ruolo formale o ispettivo, ma ha inciso direttamente nella gestione quotidiana, aprendo cantieri amministrativi e sanitari che ora entrano nella fase ordinaria. Tra questi, i piani di sviluppo e le richieste di potenziamento del personale, già formalizzate e in attesa di autorizzazioni regionali.

Personale, fabbisogni e 118

Uno dei nodi centrali resta quello del personale. L’Asp ha costruito un piano assunzionale basato su criteri più aderenti alla realtà operativa, superando – almeno in parte – i limiti rigidi delle metodologie standard. Il punto chiave è semplice: non basta contare le unità previste sulla carta. Bisogna considerare assenze, maternità, permessi e condizioni reali di lavoro. Su questo terreno, l’azienda rivendica di aver ottenuto aperture importanti dalla Regione, riuscendo a dimostrare la necessità di un fabbisogno “corretto”.

Tradotto: più infermieri, più medici, più specialisti. Ma soprattutto una programmazione che guarda anche ai pensionamenti e al turnover, stimato attorno al 5% annuo. Sul fronte dell’emergenza, i numeri raccontano uno sforzo significativo. Dalle quattro postazioni teoriche del 118, l’Asp è arrivata a sette, grazie a deroghe e integrazioni, anche con il coinvolgimento del terzo settore.

Per questo è stato aperto un tavolo con i sindaci e si lavora a incentivi economici mirati per le sedi più disagiate. Allo studio anche soluzioni alternative, come il coinvolgimento degli specializzandi e una migliore organizzazione dei turni attraverso sistemi informatici e comunicazione preventiva.

Case della Comunità: la scommessa più visibile

Il capitolo più ambizioso riguarda la medicina territoriale. L’Asp di Vibo punta ad attivare tutte le Case della Comunità previste, arrivando addirittura a una struttura in più rispetto agli obiettivi iniziali. Non solo muri e inaugurazioni: la sfida vera è renderle operative entro i tempi imposti dal PNRR, con personale formato e servizi integrati. Qui si gioca anche una partita culturale. Il commissario Sestito insiste: la Casa della Comunità non è un poliambulatorio potenziato né un “pronto soccorso di serie B”. È un modello nuovo, basato sulla presa in carico del paziente e sull’integrazione tra medici di famiglia, specialisti e servizi territoriali. Se funzionerà, potrà davvero ridurre la pressione sugli ospedali.  Sorgeranno nei principali centri della provincia, con l’obiettivo di coprire sia l’area costiera sia quella interna. Secondo la programmazione dell’Asp e della Regione Calabria, le sedi individuate sono: Nicotera, Filadelfia, Mileto, Soriano e
Serra San Bruno. A queste cinque strutture previste dal piano iniziale si aggiunge un’ulteriore sede, emersa proprio dagli aggiornamenti illustrati in conferenza: Vibo Valentia. Qui, in particolare, si punta a trasformare e potenziare il poliambulatorio esistente — Poliambulatorio Moderata Durant — per farlo diventare una vera Casa della Comunità operativa, con funzioni più ampie rispetto ai servizi attuali.

La logica territoriale

La distribuzione non è casuale. L’obiettivo è creare una rete capillare che intercetti i bisogni sanitari nelle diverse aree della provincia: costa (Nicotera, Tropea area) per il carico turistico e l’aumento stagionale della popolazione; area centrale (Vibo, Mileto) per i servizi principali; aree interne (Serra San Bruno, Soriano, Filadelfia) per contrastare isolamento e carenza di servizi. In questo quadro si muove la regia dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, chiamata a rispettare i target del PNRR ma soprattutto a rendere queste strutture realmente funzionanti.

Ospedale e reparti: le priorità immediate

Nel frattempo, però, bisogna tenere in piedi l’esistente. In attesa del nuovo ospedale, l’Asp lavora per rafforzare i reparti essenziali: psichiatria, urologia e nefrologia sono indicati come prioritari per garantire gli standard minimi di un presidio di primo livello. Per l’urologia si punta a convenzioni temporanee, mentre per la nefrologia è già prevista la riattivazione in regime di day hospital, con spazi individuati e adeguamenti tecnici in corso.

Liste d’attesa: 8 milioni da spendere

Altro fronte caldo: le liste d’attesa. L’Asp potrà contare su circa 8 milioni di euro derivanti da fondi residui Covid, utilizzabili anche nel 2026 grazie a un emendamento normativo. Le risorse serviranno per prestazioni aggiuntive, ma anche – se autorizzato – per convenzioni con strutture private e specialisti esterni. Accanto al tema delle risorse, però, emerge quello dell’appropriatezza: troppe prescrizioni inutili rischiano di ingolfare il sistema. Per questo è stata istituita una commissione interna di controllo, con l’obiettivo di intervenire anche sul comportamento prescrittivo. E sue questo terreno il direttore sanitario Ilario Lazzaro ha fatto esempi che mettono in discussione persino la deontologia di alcuni medici di base. Le loro prescrizioni, molto spesso, non hanno alcuna giustificazione se non quella di finire per andare ad ingolfare il circuito della diagnostica.

Tra programmazione e realtà

La prima uscita di Sestito e Lazzaro consegna un quadro chiaro: l’Asp di Vibo è un cantiere aperto, con molte azioni già avviate e altre in fase di definizione. Le parole indicano una direzione precisa: più organizzazione, più territorio, più personale. Ma la distanza tra programmazione e risultati resta il vero banco di prova. Perché, al di là dei piani e delle deroghe, sarà la capacità di rendere operativi servizi e strutture a misurare davvero il cambio di passo della sanità vibonese.

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