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Sanità al collasso nel Vibonese, i sindaci bocciano i tagli e chiedono lo stop immediato della delibera Asp

Rivolta unanime contro la riduzione delle guardie mediche: servizi essenziali già al limite, così si mette a rischio la salute dei cittadini

La sanità vibonese è sull’orlo di una crisi profonda. E questa volta a dirlo, senza mezzi termini, sono i sindaci del territorio. Riuniti nella Conferenza di lunedì 13 aprile, hanno lanciato un messaggio netto: la delibera dell’Asp che riduce i servizi sanitari va fermata subito. La seduta, convocata a Vibo Valentia e presieduta dal sindaco di Mileto Salvatore Fortunato Giordano, si è trasformata in un vero e proprio atto di accusa contro un provvedimento giudicato da tutti “inaccettabile”, “fuori dalla realtà” e “pericoloso”.

Una bocciatura senza appello

Al centro dello scontro la delibera n. 176 dell’8 aprile 2026, con cui la Commissione straordinaria ha previsto una rimodulazione – di fatto una riduzione – delle guardie mediche sul territorio. Una scelta che ha trovato la ferma opposizione dei sindaci presenti. Da Capistrano a Polia, da Fabrizia a Serra San Bruno, il giudizio è stato unanime: non si tratta di razionalizzazione, ma di tagli. Marco Martino, sindaco di Capistrano, parla apertamente di “atto assurdo e intempestivo”, denunciando come il provvedimento ignori le condizioni reali del territorio, già messo in ginocchio da frane e difficoltà nei collegamenti. Sulla stessa linea Luca Alessandro, sindaco di Polia, che chiede la revoca immediata della delibera e propone soluzioni concrete per affrontare la carenza di medici, come un bando permanente per il reclutamento continuo.

Territori isolati e servizi sempre più lontani

Uno dei punti più critici emersi durante il confronto riguarda l’orografia del territorio. Strade dissestate, collegamenti difficili, comunità isolate. Ridurre i presidi sanitari in queste condizioni significa, di fatto, lasciare intere aree senza assistenza. Giuseppe Condello, sindaco di San Nicola da Crissa, smonta la narrazione della “razionalizzazione”: “Qui si tratta di tagli. E non è chiaro nemmeno dove finiranno le risorse risparmiate”. Ancora più duro il racconto dei sindaci delle aree interne. A Fabrizia, denuncia il primo cittadino Francesco Fazio, la guardia medica è operativa solo 17 giorni su 31, manca un pediatra e i medici di base sono insufficienti. Episodi concreti rendono ancora più drammatica la situazione. Il sindaco di Dasà, Raffaele Scaturchio, racconta di una madre costretta a bussare alla sua porta con un bambino ferito, dopo aver trovato la guardia medica chiusa.

Il rischio di un effetto boomerang

Tra le preoccupazioni principali c’è anche quella di un sistema che potrebbe collassare su sé stesso. Secondo diversi amministratori, ridurre le guardie mediche porterà inevitabilmente a un aumento degli accessi al pronto soccorso, già in affanno. Gennaro Crispo, sindaco di Simbario, evidenzia come la popolazione anziana difficilmente riuscirà a spostarsi verso presidi più lontani. Il risultato? Ospedali ancora più congestionati.

Critiche ai criteri e al metodo

Non solo il merito, ma anche il metodo finisce sotto accusa. I sindaci contestano l’assenza di confronto preventivo e criteri ritenuti “superficiali” e “non aderenti alla realtà”. Antonio Giacomo Lampasi, sindaco di Monterosso, parla di un provvedimento “affrettato”, costruito su dati che non tengono conto delle reali distanze e delle condizioni delle strade. Anche da Pizzo arriva una posizione critica: pur riconoscendo l’intento di individuare i bisogni, il vice sindaco Vincenzo Pagnotta sottolinea che la delibera è stata adottata senza un vero dialogo con i territori.

La linea dei sindaci: nessun passo indietro

La Conferenza ha assunto una posizione chiara: nessuna riduzione dei servizi sanitari. Drapia chiede una proposta unitaria, San Gregorio propone la creazione di una commissione per valutare i criteri, mentre da Dasà arriva la minaccia di ricorso al Tar. Il messaggio è uno solo: prima si potenzia il sistema, poi – eventualmente – si ragiona su una riorganizzazione.

Attesa per il nuovo commissario

Nel frattempo, i sindaci guardano al nuovo commissario dell’Asp, Vittorio Sestito, appena nominato. A lui sarà consegnato il documento ufficiale con tutte le richieste emerse dalla Conferenza. L’assemblea si è aggiornata al 17 aprile, quando è previsto un nuovo incontro. Sul tavolo ci sarà una richiesta precisa: sospendere subito gli effetti della delibera.

Un territorio al limite

Sul fondo resta una realtà difficile: carenza di medici, servizi a singhiozzo, aree interne sempre più isolate. E un paradosso denunciato da più amministratori: mentre si parla di valorizzare i territori, si tagliano proprio i servizi essenziali per viverci. La Conferenza dei sindaci ha scelto di alzare la voce. Ora la risposta passa alla gestione commissariale. Perché, come è emerso chiaramente dalla riunione, il tempo delle attese è finito.

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