Sanità, Bruno: Catanzaro non ha bisogno di altro cemento, ma di tecnologie e servizi

Il capogruppo regionale di Tridico Presidente interviene sul futuro del Pugliese e sollecita un maggiore impegno del Comune: un buon ospedale può esistere soltanto se accompagnato da una vera assistenza territoriale

Il futuro della sanità catanzarese, la destinazione dello storico ospedale Pugliese e il rafforzamento dell’assistenza territoriale tornano al centro dell’intervento del capogruppo di Tridico Presidente in Consiglio regionale, Enzo Bruno, che sollecita scelte concrete da parte della Regione e un maggiore impegno delle istituzioni cittadine, a partire dal Comune di Catanzaro.

“Nelle ultime settimane si è ulteriormente accentuata, nella città di Catanzaro, la discussione – in corso ormai da molti mesi – sul futuro della sanità nel capoluogo, con particolare riferimento alla situazione ospedaliera, ma anche a quella, altrettanto importante, dell’assistenza territoriale”, afferma Bruno.

Il destino dell’ospedale Pugliese

“In attesa della relazione della commissione del Politecnico di Milano nominata dalla Regione, continuano ad alternarsi le ipotesi più fantasiose sul destino del Pugliese, storico presidio catanzarese: da quella della più grande sede di sanità territoriale d’Europa fino all’ultima proposta di un grande ospedale pediatrico, che dovrebbe curare non si sa quali e quanti bambini che non ci sono”.

Il capogruppo regionale ribadisce la posizione sostenuta da mesi da Tridico Presidente: “Catanzaro dispone, tra Germaneto e viale Pio X, di strutture grandi e moderne. Pensiamo ai laboratori di Microbiologia e Anatomia patologica, al Laboratorio di Chimica clinica ormai quasi completato e a uno dei più importanti Servizi trasfusionali del Centro-Sud, che si sono aggiunti al Centro chirurgico e ai tanti nuovi reparti specialistici”.

“Non serve altro cemento, ma investire nella tecnologia”

“La città non ha bisogno di altro cemento e di nuovi edifici per garantire gli 850 posti letto previsti. Occorrono, invece, risorse per superare l’arretratezza tecnologica attraverso investimenti nell’informatica, nella robotica, nell’intelligenza artificiale e quant’altro, insieme ad alcuni interventi edilizi mirati, a partire dal Pronto soccorso di Germaneto. Lo abbiamo detto più e più volte e ne abbiamo discusso con la commissaria Barone in un importante e positivo incontro, di cui abbiamo dato ampie rendicontazioni alla pubblica opinione”.

Bruno evidenzia come questa posizione sembrasse inizialmente condivisa anche dalla vicesindaca di Catanzaro, “che ha però cambiato rapidamente idea dopo essere stata smentita dal suo stesso partito”.

Case della comunità, le criticità della rete territoriale

L’attenzione si sposta quindi sulla rete territoriale: “Un buon ospedale può esistere soltanto se accompagnato da una buona assistenza sul territorio. Forse la Regione sta iniziando a comprenderlo, ma nella città di Catanzaro restano alcune criticità. La Casa della comunità di viale Crotone sembra in grado di rispondere alle esigenze di Lido e Santa Maria e, forse, delle prime propaggini di Catanzaro Sud. Più problematica appare, invece, la struttura di via Acri, sia per le dimensioni sia per la collocazione topografica”.

La struttura dovrebbe infatti servire non soltanto il centro storico, ma l’intera zona nord fino a Sant’Elia e quella ovest fino a Gagliano, Mater Domini e De Filippis. “Sono evidenti le difficoltà legate all’accessibilità e alla carenza di parcheggi. Ne abbiamo parlato anche con il commissario dell’Asp, che si è un po’ rinchiuso in un puro dato numerico, purtroppo forse poco applicabile a una città lunga 25 chilometri, senza contare alcuni Comuni dell’entroterra”.

“Il gruppo Tridico Presidente – conclude Enzo Bruno – ha svolto e continua a svolgere il proprio lavoro per la città capoluogo. Francamente, però, ci saremmo aspettati di più dalle altre istituzioni, a partire dal Comune di Catanzaro”.

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