Dopo oltre quindici anni di commissariamento, la sanità calabrese compie un passaggio decisivo verso il ritorno alla gestione ordinaria. La Conferenza Stato-Regioni ha infatti dato il via libera al Piano di rientro dal disavanzo sanitario 2026-2028 approvato dalla Giunta regionale lo scorso 7 luglio. Il risultato arriva al termine del confronto tra Ministero della Salute, Ministero dell’Economia e Regione Calabria, con il parere favorevole della Conferenza delle Regioni. Un passaggio atteso da anni, che consente ora di definire un percorso triennale per il riequilibrio dei conti e per accompagnare il Servizio sanitario regionale fuori dalla lunga fase commissariale.
Un cambio di scenario importante per una regione che dal 2009 vive sotto il controllo straordinario della gestione sanitaria, con conseguenze profonde sull’organizzazione dei servizi, sulla programmazione e sulla capacità decisionale degli enti regionali.
Un percorso per uscire dall’emergenza
Il Piano di rientro rappresenta lo strumento attraverso il quale la Calabria dovrà consolidare il recupero finanziario e garantire il progressivo superamento delle criticità che hanno caratterizzato il sistema sanitario regionale. L’approvazione segna un punto di svolta istituzionale: non si tratta soltanto di un documento contabile, ma di un passaggio che punta a riportare la sanità calabrese dentro una dimensione di normalità amministrativa, con maggiore autonomia nella programmazione delle scelte future.
La Conferenza delle Regioni, pur esprimendo soddisfazione per il risultato raggiunto, ha però richiamato l’attenzione sulla necessità di una revisione complessiva dello strumento dei piani di rientro.
La richiesta di nuove regole per i commissariamenti
In una nota, la Conferenza delle Regioni ha sottolineato come sia necessario “avanzare una più completa riflessione sul ruolo dei piani di rientro alla luce delle mutate condizioni di contesto”. Per questo è già attivo un tavolo tecnico interno alla Conferenza che ha presentato al Governo nuove proposte sui criteri e sulle tempistiche per stabilire quando una regione possa uscire definitivamente dal piano di rientro e dalla gestione commissariale.
Il nodo centrale riguarda l’assenza di riferimenti normativi chiari sulle condizioni di uscita, una situazione che secondo le Regioni rischia di trasformare i commissariamenti in percorsi senza una scadenza definita, limitando di fatto l’autonomia regionale.
Per la Calabria, dunque, il via libera al Piano 2026-2028 rappresenta un passaggio storico, ma anche l’inizio della fase più delicata: dimostrare che il ritorno alla gestione ordinaria non sia soltanto un obiettivo sulla carta, ma un percorso concreto capace di incidere sulla qualità dei servizi sanitari offerti ai cittadini.



