Una storia di sanità calabrese che, secondo chi l’ha vissuta, merita di essere raccontata e verificata. È quanto emerge da un post pubblicato sui social da un familiare, rivolto direttamente al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, con la richiesta di fare chiarezza su quanto accaduto e di intervenire sulle criticità del servizio di emergenza 118.
Il malore della domenica
Secondo il racconto, domenica 13 settembre una donna di 80 anni, cardiopatica, invalida al 100% e affetta da demenza in fase avanzata, si sente improvvisamente male, perdendo i sensi per diversi minuti in stato di gasping. La famiglia chiama immediatamente il 112 per richiedere un’ambulanza d’urgenza. I soccorsi, secondo quanto riferito, sarebbero arrivati dopo circa mezz’ora, con un’ambulanza priva di medico a bordo. Per effettuare un elettrocardiogramma sarebbe stato necessario chiedere l’autorizzazione alla centrale operativa e successivamente individuare un medico in grado di refertarlo, non essendo presente sull’equipaggio. Nel frattempo la donna si sarebbe trovata in uno stato confusionale, con pupille reattive solo a tratti, dopo aver lamentato un forte mal di testa e una pressione arteriosa elevata.
Il malore attribuito alla demenza
Interviene poi la guardia medica, che somministra Bentelan. Di fronte alla richiesta dei familiari di trasportare la paziente in ospedale per accertamenti più approfonditi, secondo il racconto, un’infermiera presente avrebbe ritenuto non necessario il trasferimento, sostenendo che in ospedale si sarebbe soltanto proseguita la terapia con la flebo già in corso a casa. Anche la guardia medica, sempre secondo la testimonianza, avrebbe ricondotto il malore alle condizioni di demenza della paziente, rassicurando la famiglia e consigliando di lasciarla riposare.
Il peggioramento e il trasporto in ospedale
La mattina seguente le condizioni della donna sarebbero peggiorate. Richiamati i soccorsi, sarebbero intervenuti rapidamente due soccorritori, giudicati dalla famiglia professionali e preparati, sebbene anche in questo caso l’ambulanza risultasse priva di medico a bordo. Nel frattempo la famiglia avrebbe contattato il medico di base, che dopo aver visitato la paziente ne avrebbe disposto il trasporto urgente in ospedale.
La donna viene condotta al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro intorno alle 9 del mattino. Dopo le visite preliminari, in tarda mattinata la paziente viene descritta come tranquilla a seguito della somministrazione di sedativi; nel primo pomeriggio, però, la situazione precipita e la paziente non risponde più agli stimoli. Ai familiari comunicano l’esito della risonanza: un’emorragia cerebrale, per la quale, viste le condizioni generali, non sarebbe stato possibile intervenire chirurgicamente per il rischio legato all’operazione stessa.
Le dimissioni volontarie
Di fronte a questo quadro e conoscendo la volontà della paziente di morire nella propria abitazione, la famiglia decide di riportarla a casa, richiedendo le dimissioni dopo essersi consultata con il medico del Pronto soccorso. Il trasporto avviene tramite un’ambulanza privata, con flebo e ossigeno.
È solo una volta a casa, leggendo attentamente il verbale del Pronto soccorso, che la famiglia scopre un’annotazione datata alle 10:46, circa due ore dopo l’accesso in ospedale: “Rifiuta ricovero dopo OBI” (Osservazione Breve Intensiva). Secondo quanto riferito dai familiari, nessuno avrebbe mai comunicato loro la disposizione di un ricovero dopo l’osservazione breve, né sarebbe stato chiesto se intendessero accettarlo o rifiutarlo. Al contrario, sempre secondo il racconto, sarebbe stato comunicato che, vista l’emorragia cerebrale, non ci sarebbe stato più nulla da fare.
La famiglia segnala inoltre che la madre della paziente, pur beneficiando della Legge 104 per l’assistenza, non sarebbe stata autorizzata a entrare per stare accanto alla donna, che sarebbe rimasta per ore, in stato confusionale, su una barella nel corridoio del Pronto soccorso.
Il verbale di dimissione
Nel verbale di dimissione compare la dicitura: “Paziente in condizioni gravi. I familiari della paziente, edotti della condizione della paziente in presenza di testimoni e dei rischi cui si espone, richiedono dimissioni volontarie e rifiutano ricovero”. Secondo la famiglia, tuttavia, nessuno sarebbe stato informato della possibilità di un ricovero che stava formalmente rifiutando: la richiesta di dimissioni sarebbe stata motivata dal fatto che, secondo quanto comunicato loro, non ci sarebbe stato più nulla da fare e che la paziente non sarebbe stata operata.
L’appello al presidente Occhiuto
Nel post, l’autore si rivolge direttamente al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, chiedendo che sia verificata la situazione del servizio 118, valutata la necessità di incentivare le assunzioni di personale medico e garantita un’assistenza d’emergenza adeguata. Chiede inoltre che siano verificate le criticità riscontrate presso il Pugliese-Ciaccio di Catanzaro e, qualora ne ricorrano i presupposti, che siano adottati provvedimenti straordinari a tutela dei pazienti.
L’autore precisa di non voler individuare colpevoli, ma di chiedere risposte: se le procedure siano state rispettate, perché la paziente sia stata inizialmente lasciata a casa, perché sia stato riportato un rifiuto di ricovero che la famiglia sostiene di non aver mai realmente discusso, e perché non sia stata effettuata una valutazione neurochirurgica nonostante l’emorragia cerebrale riscontrata.
Il miglioramento a casa
Il giorno successivo al rientro a casa, la donna, pur restando in condizioni delicate, avrebbe ripreso a parlare, a riconoscere i familiari e a chiedere da bere, un elemento che la famiglia riporta senza trarne conclusioni mediche, ma che la spinge a chiedere che episodi simili non si ripetano per nessun’altra famiglia calabrese.



