Sanità nel Vibonese, Ali di Vibonesità: serve una forte pressione popolare contro incapacità e silenzi

L’associazione lancia un appello a cittadini, istituzioni e realtà sociali per rompere il muro del silenzio sulla crisi della sanità pubblica. Al centro la richiesta di un nuovo modello di tutela della salute e la consegna di un documento alla prefetta

In attesa di conoscere e “goderci le dieci cose belle del 2026”, preannunciate dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, cresce nel territorio di Vibo Valentia e dintorni la consapevolezza della necessità inderogabile di rompere il muro del silenzio e dell’incapacità che da anni caratterizza la gestione della sanità pubblica. È questo il senso dell’appello lanciato da Ali di Vibonesità, che invita cittadini e istituzioni a dar vita a una forte e incisiva “pressione popolare” contro quella che viene definita senza mezzi termini “cattiva sanità”. 

In attesa di conoscere e “goderci le dieci cose belle del 2026”, preannunciate dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, cresce nel territorio di Vibo Valentia e dintorni la consapevolezza della necessità inderogabile di rompere il muro del silenzio e dell’incapacità che da anni caratterizza la gestione della sanità pubblica. È questo il senso dell’appello lanciato da Ali di Vibonesità, che invita cittadini e istituzioni a dar vita a una forte e incisiva “pressione popolare” contro quella che viene definita senza mezzi termini “cattiva sanità”. 

Idea unica

Secondo l’associazione, attraverso il suo referente, il dottor Giuseppe Borello, attento osservatore dello scenario sanitario calabrese, è ormai indispensabile condividere e sviluppare un’unica idea collettiva per contrastare il pressapochismo che ha messo in ginocchio, negli anni, speranze e certezze legate al faticoso iter di risanamento del sistema sanitario pubblico. Un sistema che continua a presentare un solo comune denominatore: la persistente criticità. 

Silenzi e incapacità

Nel mirino di Ali di Vibonesità finiscono l’incapacità gestionale, l’immobilismo e soprattutto il silenzio e il mancato ascolto dietro cui, secondo l’associazione, si sarebbero trincerati Regione Calabria, Asp, Conferenza dei sindaci, Provincia e altri enti, che continuano a non rispondere agli appelli quotidiani di associazioni e cittadini, alimentando quella che viene definita la “cultura del contentino”, ormai percepita come una presa in giro, soprattutto da chi soffre ogni giorno per le mancate risposte ai bisogni di salute. 

Da qui l’invito rivolto a istituzioni, politica, enti, scuole, professioni, sindacati, associazioni e a tutte le realtà che operano sul territorio a scendere in campo per manifestare, anche in forma silenziosa, la difesa di un diritto negato: quello alla salute. La proposta è quella di affidare a un documento finale, da consegnare alla prefetta, una rivendicazione legittima e condivisa. 

Ali di Vibonesità, insieme al Forum provinciale del Csv, di cui è portavoce Giuseppe Conocchiella, e alle altre associazioni impegnate, richiama la necessità di non perdere di vista le denunce portate avanti negli ultimi anni. Denunce che hanno avuto un momento centrale l’11 marzo 2023, quando, nella biblioteca comunale di Vibo Valentia, i cittadini approvarono uno storico documento a difesa del diritto alla salute dell’intero territorio vibonese.

A innescare un dibattito intenso tra cittadini e Asp fu anche il titolo dell’iniziativa: “Il Patto per un nuovo modello culturale della tutela della salute nell’Asp di Vibo Valentia”, che aprì a un confronto profondo e partecipato, orientato alla ricerca di una “nuova idea per il territorio”.

In questo percorso si inserisce anche la collaborazione tra Ali di Vibonesità e Comunità Competente Calabria, coordinata da Rubens Curia, ex commissario dell’Asp ed ex dirigente regionale con una lunga esperienza nel campo dei Lea, insieme alle rappresentanze territoriali di Nicotera, Tropea, Serra, Pizzo e Soriano. Un cammino avviato con l’obiettivo di costruire una sanità capace di rispondere realmente ai bisogni della popolazione. 

Montagne di parole

Oggi, a distanza di quasi tre anni, la “pressione popolare” esercitata dai cittadini, che denunciano la cronica assenza di programmazione, organizzazione e guida gestionale competente, entra in una fase avanzata. Una fase che invoca un nuovo e più avanzato modello di fare sanità. In assenza di risposte, chi ha responsabilità istituzionali è chiamato a prendere atto della necessità di rimettere in discussione l’intero sistema, evitando ulteriori montagne di parole e puntando, soprattutto, a coinvolgere i giovani come protagonisti delle scelte che governano il territorio.

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