Sarà una mobilitazione ampia e trasversale quella in programma martedì (28 Aprile) mattina davanti all’ospedale di Tropea, dove il Comitato Costa degli Dei ha organizzato un corteo per chiedere la riapertura dei reparti chiusi e il rilancio complessivo del presidio sanitario. Un’iniziativa che, nelle ultime ore, ha registrato un’adesione crescente, segno di un malcontento diffuso che attraversa istituzioni, scuole e società civile. A partire dalle 9:30, il corteo prenderà forma davanti al nosocomio cittadino e vedrà tra i protagonisti anche gli studenti degli istituti superiori di Tropea. La partecipazione è stata autorizzata dal dirigente scolastico Nicolantonio Cutuli, che ha sostenuto la scelta dei ragazzi e delle famiglie di prendere parte a una battaglia considerata centrale: quella per una sanità pubblica efficiente e accessibile.
Una mobilitazione che cresce
Accanto al mondo della scuola, hanno confermato la loro presenza le amministrazioni comunali di Parghelia, Ricadi, Drapia, Briatico, Zaccanopoli, Zungri e Spilinga. Attesi anche i comitati per la sanità pubblica di Vibo Valentia, Serra San Bruno e Polistena, insieme alla Consulta delle associazioni, alle delegazioni sindacali di Usb e Cgil, ai commercianti e a numerose famiglie e lavoratori del territorio. Un fronte ampio che punta a riportare al centro del dibattito politico e istituzionale la questione sanitaria nel Vibonese, con particolare riferimento al ruolo dell’ospedale di Tropea, progressivamente depotenziato negli ultimi anni.
Il confronto con l’Asp
In vista della manifestazione, il Comitato ha incontrato il 22 aprile il nuovo commissario e il direttore sanitario dell’Asp di Vibo Valentia. Dal confronto è emersa l’intenzione, nel breve periodo, di ripristinare gli ambulatori precedentemente attivi nella struttura, oltre all’attivazione di un hospice e di un ospedale di comunità. Un primo segnale, giudicato però insufficiente dai promotori della protesta, che ribadiscono un obiettivo più ambizioso: il ritorno dell’ospedale di Tropea a presidio generale, con almeno cinque reparti operativi e un pronto soccorso pienamente funzionante, in linea con quanto previsto dalla normativa regionale.
“Servono medici e investimenti”
Duro il giudizio del Comitato sulle condizioni attuali della sanità pubblica. «Il personale per riaprire i reparti non si trova – si legge nella nota – perché dopo 16 anni di piano di rientro le condizioni di lavoro negli ospedali pubblici sono diventate insostenibili. Inoltre, circa il 40% dei medici oggi lavora nel privato, un settore che finisce per fare concorrenza sleale al pubblico».
Da qui la richiesta di un cambio di passo radicale: abolizione del piano di rientro, un piano straordinario di assunzioni e un contrasto deciso agli interessi della sanità privata. Martedì, intanto, la piazza proverà a farsi sentire.


