“Concittadini, da troppo tempo siamo costretti a convivere con una realtà sanitaria che non risponde più ai bisogni fondamentali delle nostre comunità. La sanità vibonese, sia ospedaliera che territoriale, attraversa una crisi profonda e strutturale che si traduce ogni giorno in disagi, attese interminabili, carenza di servizi e, soprattutto, nella crescente sfiducia dei cittadini verso un diritto che dovrebbe essere garantito: quello alla salute”.
Questo l’incipit di una lettera alla cittadinanza diffusa da “Ali di Vibonesità”, associazione da tempo attiva nella battaglia per garantire una salute dignitosa sul territorio. “Non si tratta più di episodi isolati, ma di uno sfascio sistemico che colpisce indistintamente tutti: anziani, famiglie, lavoratori, giovani. Una situazione che costringe molti a rivolgersi altrove, spesso lontano, per ricevere cure adeguate, con costi economici e sociali insostenibili. Eppure, in questo scenario critico, esiste ancora uno spazio per la speranza. L’arrivo del nuovo commissario dell’Asp di Vibo rappresenta un’opportunità concreta di cambiamento. Un cambiamento che, però, non potrà realizzarsi senza un forte e autentico radicamento nel territorio”.
Secondo il sodalizio, “le numerose associazioni cittadine, che da anni si battono con determinazione per una sanità pubblica dignitosa, sono pronte a offrire un supporto concreto, basato sull’esperienza diretta dei bisogni reali delle persone. Questo patrimonio di impegno civico non può e non deve essere ignorato. Nel frattempo, la Calabria esce finalmente dal commissariamento, un passaggio che dovrebbe segnare una nuova fase di responsabilità e rilancio. Tuttavia, preoccupa profondamente l’accettazione dell’autonomia differenziata da parte del presidente della Regione, una scelta che rischia di accentuare ulteriormente le disuguaglianze territoriali, condannando i cittadini calabresi a competere in condizioni di evidente svantaggio rispetto ad altre realtà del Paese”.
“Ancora più grave”, secondo l’associazione, è il “vuoto di tutela che i cittadini percepiscono a livello locale. La Conferenza dei sindaci, che dovrebbe rappresentare un presidio fondamentale per la difesa dei diritti costituzionali in ambito sanitario, appare troppo spesso assente o inefficace. È necessario che questo organismo torni a svolgere il ruolo che gli compete, con coraggio, autonomia e senso di responsabilità”.
Una presa di coscienza
A giudizio di “Ali di Vibonesità, però, “anche il quadro nazionale non offre motivi di particolare conforto. Al 31 dicembre 2025, solo 66 Case della Comunità su 1.715 risultano pienamente funzionanti. Appena 163 Ospedali di Comunità (pari al 27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno è completamente operativo. Anche sul fronte della digitalizzazione, il Fascicolo Sanitario Elettronico rimane uno strumento incompleto e poco utilizzato: solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso al suo utilizzo. Dati che raccontano una riforma ancora lontana dal produrre risultati concreti. Come se non bastasse, si torna a parlare di possibili chiusure di alcune guardie mediche, presìdi fondamentali soprattutto per le aree più periferiche e fragili. Una prospettiva inaccettabile, che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già critica”.
“Di fronte a tutto questo, non possiamo permetterci rassegnazione né silenzio. È necessario un impegno collettivo, una presa di coscienza diffusa e una partecipazione attiva di tutta la cittadinanza. Cari concittadini, la salute è un diritto sancito dalla Costituzione e non può essere subordinata a logiche economiche o politiche”. Da qui le richieste dell’associazione: “Chiediamo con forza che le istituzioni, a tutti i livelli, assumano decisioni coraggiose e immediate. Chiediamo trasparenza, ascolto e azioni concrete. Ma, soprattutto, chiediamo rispetto per la dignità dei cittadini. Il futuro della nostra sanità dipende anche da noi: dalla nostra capacità di unirci, di far sentire la nostra voce e di pretendere ciò che ci spetta. Con fiducia, ma senza più tollerare rinvii”.


