Serbatoi a pochi metri dal mare, onde sempre più alte: a Vibo Marina la sicurezza resta sulla carta

Clima estremo, incidenti industriali recenti e un impianto petrolifero a ridosso della costa. Mentre il Paese fa i conti con esplosioni e disastri sfiorati, qui si discute il rinnovo di una concessione senza affrontare il nodo vero

Non è allarmismo, ma una constatazione. I cicloni mediterranei, le mareggiate estreme e le piogge fuori scala non sono più eventi rari. Eppure, sul litorale vibonese, si continua a trattare la sicurezza come un’ipotesi remota, affidata alla buona sorte più che alla pianificazione. Se il ciclone Harry, che ha colpito duramente le coste ioniche e parte della Sicilia con onde fino a 16 metri, (un palazzo di quattro piani” ha detto oggi a Catanzaro il Capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano) si fosse abbattuto sul Tirreno, Vibo Marina avrebbe vissuto uno scenario ben diverso da quello dei semplici disagi o di danni, se pure consistenti. In particolare, a pochi metri dalla battigia insistono abitazioni, stabilimenti e un impianto di stoccaggio carburanti, Meridionale Petroli, collocato nel tratto più frequentato della costa urbana. Un impianto che col tempo è stato normalizzato: ritenuto non più a rischio, ma quasi un elemento identitario, tollerato e persino difeso. Una presenza che fa parte del paesaggio che non tutti percepiscono come una potenziale minaccia.

Mareggiate e strutture esposte

Finora le mareggiate sul Tirreno vibonese non hanno superato i 7-8 metri. E sono bastate, in più occasioni, a colpire il lungomare e ad arrivare fino alle recinzioni dello stabilimento petrolifero. Eventi più intensi, come quelli registrati negli ultimi giorni altrove, avrebbero messo sotto pressione l’intero fronte costiero. Onde come quelle del ciclone Harry avrebbero devastato, se non cancellato, l’impianto di carburanti, il litorale del Pennello di Vibo Marina e messo a dura prova, anche le strutture portuali. Eppure, nel dibattito pubblico, non si parla più di sicurezza e tantomeno di difesa strutturale della costa. Un vuoto che pesa, considerando che danni gravi a queste opere avrebbero conseguenze durature sull’intero sistema urbano.

Incidenti che parlano chiaro

Naturalmente non ci sono solo i cicloni a minacciare le coste. Perché quando si parla di depositi di carburanti, come in questo caso, molti hanno dimenticato che nel 2024 il disastro di Calenzano ha dimostrato come un impianto industriale possa trasformarsi improvvisamente in una minaccia per il territorio. Mentre nell’estate scorsa, alla periferia di Roma, l’esplosione di una cisterna ha mostrato quanto un incidente durante operazioni ordinarie possa sfiorare conseguenze ben più drammatiche. Episodi diversi, ma accomunati da un dato evidente: gli impianti ad alto rischio non sono mai innocui, soprattutto quando inseriti in aree densamente frequentate o esposte a fattori esterni sempre meno prevedibili.

Piani sulla carta, problemi irrisolti

Le norme esistono, così come i piani di emergenza. Ma si continua a discutere di aggiornamenti formali e nuove prescrizioni, senza affrontare il nodo centrale: la collocazione di un impianto di stoccaggio carburanti in un contesto fragile e urbanizzato. Un edificio si può evacuare. Un serbatoio pieno di carburante no. In caso di cedimento strutturale o di evento estremo, le conseguenze sarebbero immediate e difficilmente gestibili. In questi giorni si discute sul piano di sicurezza esterno allo stabilimento. Il rischio è che a pagare sarà solo il territorio, le attività commerciali gli abitanti della zona.

Il rinnovo che divide

Nonostante tutto questo, il confronto sul rinnovo della concessione demaniale di Meridionale Petroli procede con sorprendente leggerezza. Anche se da palazzo Luigi Razza filtra un certo ottimismo: “Aspettate il risultato finale”, sussurra qualcuno. Come se gli incidenti recenti, il clima che cambia e l’aumento dei rischi non imponessero una valutazione più severa e lungimirante. La sicurezza non può restare un allegato tecnico. Perché quando l’emergenza arriva, non chiede se le carte erano in regola. E allora la responsabilità non sarà del mare, ma di chi ha scelto di non vedere.

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