Serra San Bruno, il 118 si ferma dopo 40 anni. La Rizza: sanità montana smantellata

Il presidente del Comitato San Bruno in un video registrato nella tarda serata di ieri dall'esterno dell'ospedale: "Soccorsi scoperti e tagli mascherati da sperimentazione. È l'inizio della privatizzazione"

Una notte storica, ma nel segno del declino per l’assistenza sanitaria nelle Serre vibonesi. Per la prima volta dopo circa quarant’anni, la postazione del 118 di Serra San Bruno è rimasta chiusa. A lanciare l’allarme, attraverso un videomessaggio registrato direttamente dall’esterno del presidio ospedaliero, è il presidente del Comitato San Bruno, Rocco La Rizza.

Un blackout dei soccorsi che priva l’area montana di un presidio vitale, lasciando l’ambulanza parcheggiata nel piazzale per mancanza di un’équipe medica e infermieristica. “Questa notte la postazione del 118 di Serra San Bruno rimarrà chiusa – ha spiegato ieri sera La Rizza –. Capite bene, non c’è l’ambulanza o, se la chiamate, non parte certo da Serra San Bruno. Abbiamo l’ambulanza, l’autista, ma non c’è personale a bordo e rimarrà ferma”.

Secondo la denuncia del Comitato, il disservizio si inserisce nella più ampia riorganizzazione del sistema di emergenza-urgenza regionale: “La rivoluzione voluta da Azienda Zero è partita dal 1° giugno con la sperimentazione per la provincia di Vibo, perché i primi disagi li avvertiamo noi sulla nostra pelle. Se vi sentite male, l’ambulanza arriverà dalle postazioni di Soriano, di Vibo o di Chiaravalle, con la speranza che non siano impegnate; perché se sono impegnate, chi sta male deve aspettare”.

Lo smantellamento in atto

Il timore espresso da La Rizza va oltre l’emergenza contingente e prefigura uno scenario di progressivo smantellamento del settore pubblico a favore dei privati, con pesanti ripercussioni sulla formazione del personale e sulla sicurezza dei pazienti. “Ormai è partita una sperimentazione adesso nella provincia di Vibo, ma a breve coinvolgerà tutte le altre province – incalza il presidente del sodalizio –. Se non ci sarà questa assunzione del personale straordinario annunciato nei giorni scorsi, parecchie postazioni rimarranno chiuse e l’obiettivo è privatizzare. Quindi i soccorsi domani ci ritroveremo da personale che ha tre mesi di corso sicuramente fatto dal privato, e a rischio ci saranno le nostre vite”.

L’appello alla cittadinanza

Davanti a quello che viene definito come l’ennesimo scippo al diritto alla salute in un territorio montano e già penalizzato dai collegamenti viari, il Comitato San Bruno chiama la cittadinanza alla mobilitazione generale per evitare il punto di non ritorno. “Come si dice, non c’è limite al peggio – conclude La Rizza–. Andiamo avanti, denunciamo tutti i disagi che dobbiamo subire e non ci fermiamo, perché uniti forse possiamo venire a capo di questa situazione. Mi raccomando, non abbassiamo la guardia e tutti insieme lottiamo per un diritto che ci stanno togliendo”.

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